Comuni del Barbera d'Alba DOC

Barbera d’Alba DOC

Avete mai sentito l’espressione: «Questa Barbera baroleggia?». Se vi è capitato, è molto probabile che ci si stesse riferendo al Barbera d’Alba.

Fratello minore (per quantità e diffusione) del Barbera d’Asti, il Barbera d’Alba ne conserva le migliori caratteristiche spingendo però l’acceleratore su longevità, struttura e quella complessità tipica dei Barolo nati su colline geologicamente assai diverse e più stratificate di quelle dell’Astigiano.

Già, perché le migliori espressioni di Barbera d’Alba hanno la fortuna di condividere i terreni destinati ai grandi vini da nebbiolo, quelle marne grigio-bluastre che emersero dai fondali marini del Cenozoico, ricche di calcare, costituiscono l’habitat dei migliori rossi al mondo.

Le uve di nebbiolo, d’altra parte, possono concorrere per un 15% alla massa totale del vino, e non sono pochi i produttori che le utilizzano per consegnare a questa tipologia un blasone di nobiltà, smussando, nel contempo, la vibrante acidità del vitigno.

Dunque il Barbera d’Alba – che possiede anche una versione Superiore affinata per almeno 12 mesi, di cui 4 in legno – è un vino che riesce a stupire.

Si eleva per portamento e finezza, riuscendo a raggiungere importanti invecchiamenti e note balsamiche tipiche dei grandi rossi di Langa.

Un Barbera che sulla tavola può accompagnare, senza sfigurare, le più sontuose portate e fungere, all’occorrenza, da eccellente vino da meditazione.

Vitigni

Barbera (min. 85%), nebbiolo (max. 15 %)

Denominazione

DOC

Colore

Rosso

Tipo

Fermo

Alcohol min.

12% vol. - 12,5 % vol

Varianti

Superiore

Stabilito nel

DOC dal 1970
Grappolo di Barbera - ampelografia

La storia del Barbera d’Alba DOC

Un nobile comprimario del nebbiolo

L’avventura del Barbera d’Alba condivide le origini con quella del Barbera d’Asti. Il vitigno ha una diffusione alto medioevale, soprattutto in Monferrato, dove, in breve, diventa la varietà più coltivata.

La storia comune, però, si divarica alla fine dell’800 quando il barbera giunge sulle colline dell’Albese.

La distruzione causata dalla fillossera aiuta i nuovi impianti che conquistano soprattutto le posizioni sulla sinistra del Tanaro, ovvero nel Roero.

Nelle Langhe, al contrario, le migliori esposizioni sono destinate al nebbiolo, così che possa esprimersi nel Barolo e nel Barbaresco, rendendo quindi il barbera un nobile comprimario del suo "cugino" più regale.

L'abbondante produzione, le alte rese e la costanza produttiva lo fanno preferire ogni qualvolta l'obiettivo del viticoltore diventa una sostanziosa quantità.

Tuttavia, in questa parte di Piemonte il “problema del barbera” (ovvero la sua diffusione nelle balere e nelle taverne come vino di bassa lega, spesso tagliato con vini del Sud Italia) non è così sentito, anche perché, fin dai suoi esordi, il Barbera d’Alba è tenuto in più alta considerazione.

I terreni delle Langhe gli conferiscono una struttura complessa e profonda, che lo elegge a splendido vino da arrosti.

La storia del Barbera d’Alba è quindi relativamente recente, ma la qualità enologica è assai alta, squisitamente territoriale.

Se, nelle Langhe, il Barbera d’Alba compete per eleganza con il nebbiolo (pur avendo molti meno vigneti a disposizione), nel vicino Roero – soprattutto nella zona che fa capo a Govone – diventa un vino assai fine, con particolari note eteree, delicati profumi fruttati e sapore intenso, delicato.

Vitigno barbera

Barbera d’Alba DOC: Terroir

Il Barbera d'Alba nasce su di un’ampia area collinare che si estende tra la riva destra e sinistra del fiume Tanaro intorno alla città di Alba.

Comprende le Langhe e il Roero da Montà d’Alba a Roddino sulla direttiva Nord-Sud; da Bra a Santo Stefano Belbo sulla direttiva Ovest-Est. Il disciplinare include alcuni comuni dell’Alta Langa, lungo la Valle Belbo fino a Cortemilia.

Dal punto di vista geologico, le Langhe hanno origine cenozoica, iniziata quasi 70 milioni di anni fa, mente il Roero è di età pliocenica, ovvero 5 milioni di anni.

Le prime presentano una composizione di argille, sabbie e calcare che dà origine alle famose marne grigio-bluastre, con colline basse e rotondeggianti, molto favorevoli alla coltivazione della vite.

I Barbera d’Alba di questa zona “baroleggiano”, ovvero si caricano di sentori tipici del nebbiolo: grande struttura, vellutata acidità e uno spettro sensoriale profondo e articolato, ottima longevità.

Il Roero è invece più sabbioso, con venature minerali e gessose. Ne derivano Barbera d’Alba meno longevi forse, ma assai più fini e profumati, in profondo equilibrio tra freschezza e corpo.

Che sia coltivato sulle Langhe o nel Roero, il Barbera d’Alba attesta in maniera esemplare la perizia dei viticoltori locali a un vino piacevole, tanto nelle sue versioni giovani e scalpitanti, quanto in quelle da invecchiamento.

Altitudine preferita

Non superiore a 650 metri s.l.m.

Terreno preferito

Argillosi, calcarei, silicei e loro eventuali combinazioni

Cru / MGA

Città di produzione

Alba

Bassa Langa
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Barolo

Bassa Langa
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Bosia

Alta Langa
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Castino

Alta Langa
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Cherasco

Bassa Langa
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Cissone

Alta Langa
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Dogliani

Bassa Langa
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La Morra

Bassa Langa
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Mango

Bassa Langa
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Narzole

Bassa Langa
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Neive

Bassa Langa
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Novello

Bassa Langa
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Roddi

Bassa Langa
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Roddino

Alta Langa
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Rodello

Bassa Langa
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Sinio

Bassa Langa
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Treiso

Bassa Langa
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Verduno

Bassa Langa
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Barbera d’Alba DOC: Vitigni

Il Barbera d’Alba DOC è un vino monovarietale, e di conseguenza può essere prodotto esclusivamente da uve Barbera

La sua buona vigoria, con produzione costante ed abbondante, è alla base della sua diffusione in Piemonte, favorita anche dai reimpianti seguiti all’infezione filosserica che, nei primi decenni del secolo, fece strage di vigneti. La maturazione avviene tra fine settembre e inizio ottobre. Il grappolo è piramidale, più o meno compatto a seconda delle situazioni colturali ed ambientali. L’acino è... puoi scoprire di più sul Barbera qui.

Comuni del Barbera d'Alba DOC

Barbera d’Alba DOC: Degustazione

Il Barbera d’Alba è un vino ricchissimo di colore e profumi, dalla caratteristica spalla acida sostentata da un corpo vellutato, di beva assai piacevole.

Il sapore pieno e corposo lo rende particolarmente adatto ad accompagnare le carni, i brasati e gli arrosti, ma nulla vieta di accompagnarlo a una pasta fresca ripiena, agli spaghetti al ragù, alle carni grigliate e (perché no?) alla pizza.

L’acidità naturale del vitigno e la presenza di tannini delicati rendono la Barbera d’Alba un vino piuttosto fresco, facilissimo da bere e da abbinare.

Alla vista

La Barbera d’Alba si presenta di colore rosso rubino intenso e impenetrabile alla luce, con alcune sfumature purpuree.

Con l’invecchiamento, il rosso tende ad assumere sfumature meno intense, virando verso tinte granate.

Al naso

Il profumo è ampio e composito, con note fruttate che ricordano la mora, la ciliegia, la fragola e la confettura di frutti rossi.

La versione Superiore approfondisce il suo bouquet con sentori speziati che richiamano la cannella, la vaniglia, il pepe verde.

In bocca

Il Barbera d’Alba offre uno spettro gustativo intenso e pieno, tutto giocato sulla frutta rossa e a buccia scura: prugne, more e ciliegie, susine.

Caratteristica principale è l’acidità, che in bocca significa freschezza, la quasi assenza di tannini, e la calda avvolgenza.

La versione Superiore si carica di note vanigliate, speziate e balsamiche in base alla lunghezza del periodo trascorso in legno.

Disciplinare

Questa DOC è stata approvata dal DPR 27.05.1970

Colore

Rosso rubino con riflessi tendenti al purpureo

Profumo

Fruttato e caratteristico. La versione Superiore può sviluppare eventuali sentori di legno

Gusto

Asciutto, sapido, armonico

Spuma

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Servizio

Il Barbera d’Alba si serve in ampi calici a tulipano a una temperatura di 18° - 20° C.

Barbera d’Alba DOC: con cosa abbinarlo

La morbida avvolgenza, i sentori fruttati, la freschezza e l’assenza di astringenza fanno della Barbera d’Alba un vino facilmente abbinabile.

Predilige i primi di pasta ripiena, le carni rosse, le grigliate e i formaggi a media e lunga stagionatura.

La versione Superiore e quelle a lungo affinamento possono tranquillamente sostituire il Barolo con gli arrosti, il brasato e il bollito.

Ma un Barbera d’Alba giovane può tranquillamente affiancarsi alla pizza, meglio se rossa.

Ricette da abbinare con Barbera d’Alba DOC

Filari di barbera, Langhe

Barbera d’Alba DOC: Produzione

Le uve di barbera vengono vendemmiate attorno alla metà di settembre.

Dopo la pigiatura e la fermentazione, il Barbera d’Alba può intraprendere due strade.

La prima è quella della versione base, che viene affinata in vasche d’acciaio per qualche mese e, dopo l’imbottigliamento, viene messa in commercio a partire dalla primavera successiva alla vendemmia.

Molti produttori però scelgono di attendere più a lungo, lasciando che la Barbera d’Alba affini per uno o più anni, complessandosi.

La seconda strada è quella del legno: la Barbera d’Alba diventa allora «Superiore» dopo un affinamento di almeno 12 mesi, 4 dei quali trascorsi in barrique o botti grandi.

Tempo in legno

Barbera d'Alba Superiore: min. 4 mesi minimo

Tempo in bottiglia

min. 4 mesi minimo

Messa in vendita

6 - 14 mesi minimo

Resa delle uve

10 tonnellate per ettaro

Incontra i produttori

Curiosità

La Barbera ha goduto, nei secoli, di citazioni letterarie anche famose, specie in età contemporanea.

Giosuè Carducci scrisse con il suo solito trasporto tragico: «Generosa Barbera! Bevendola ci pare d’essere soli in mare sfidanti una bufera».

Pascoli, al contrario, ci suggerisce un approccio più intimo e commovente alla Barbera, un vino da sorseggiare a mo’ di libagione in onore dell’eroe Giuseppe Galliano, morto in Etiopia nel corso della prima guerra coloniale.

Il poeta di San Mauro così recita nel suo A Ciapin: «Serba la tua purpurea barbera \ per quando, un giorno che non è lontano, \ tutto ravvolto nella sua bandiera \ torni Galliano».

Di altro avviso e altro stile è Francesco Pastonchi, poeta di Riva Ligure morto a Torino del 1953. La Barbera è per lui «maschio vin che a maschia gente s’addica», ricordandoci del passato popolare della Barbera, che è stato davvero un vino da profonda osteria.

Una delle definizioni più ironiche è però da attribuire al giornalista Paolo Monelli, morto a Roma nel 1984. La sua Barbera è il «pistapauta (ovvero «pesta fango», «apripista» n.d.r) dei vini piemontesi, «dal fiato lungo e dall’afrore vinoso che già indovini dalle macchie che lascia sulle tovaglie».


Federica Crucitti

Eterna indecisa e sognatrice, mi piace lasciarmi incantare e perdermi nella magia di tutto ciò che mi circonda. Qualche volta mi capita di tornare sul pianeta Terra, più esattamente nelle Langhe che, dopo una lunga serie traslochi, mi hanno accolta come novella figlia adottiva. È proprio là (o meglio qui su queste colline) che, tra una squisitezza gastronomica e l’altra, mi occupo della pubblicazione e della promozione degli eventi del portale Langhe.net.