Mappa comuni Barolo DOCG

Barolo DOCG

Il Barolo (d.o.c.g. D.P.R. 01/07/1980 – d.o.c. D.P.R. 23/04/1966) è un vino rosso a denominazione di origine controllata e garantita prodotto in Piemonte, punta di diamante non solo della regione alle pendici delle Alpi, ma dell’intera penisola.

È il vino simbolo dell’Unità d’Italia ed è fra i vini rossi italiani più apprezzati e conosciuti al mondo, grazie al misterioso equilibrio che gli conferisce potenza e al contempo eleganza, distinguendosi come uno dei vini con maggiore personalità.

Non esistono differenti tipi di Barolo, l’unica distinzione che è disciplinata, è che bene conoscere, è data dall’ invecchiamento minimo e che distingue il Barolo in:

  • Barolo DOCG con invecchiamento minimo di 38 mesi, di cui almeno 18 in botti di rovere.
  • Barolo DOCG riserva con invecchiamento minimo di 62 mesi, di cui almeno 18 in botti di rovere.

Un unico prodigioso vitigno

I vini Barolo sono prodotti da un unico vitigno, il Nebbiolo: la sua uva, pur avendo un grande nome, ha una piccola casa.

Solo poche regioni viticole del nord Italia hanno una storia centenaria di produzione di vini prestigiosi derivanti da questo vitigno.

Certo, quelli di Nebbiolo sono stati piantati in altre parti del mondo, soprattutto negli ultimi tempi, ma il carattere autentico e molto apprezzato dei vini è una creazione dell’adattamento dell’uva al suo ambiente nel corso dei secoli, come una memoria genetica, e che oppone una certa resistenza nell’essere trapiantata altrove, non generando mai un prodotto con un’eleganza e una complessità paragonabili a quelle del proprio suolo italico.

Ma scopriamo più nel dettaglio le particolarità e le fascinazioni di questo nettare, incoronato dai più come uno dei vini più interessanti e pregevoli.

Vitigni

100 % Nebbiolo

Denominazione

DOCG

Colore

Rosso

Tipo

Fermo

Alcohol min.

13 % vol

Varianti

Riserva

Stabilito nel

DOC 1966
DOCG 1980
Uva nebbiolo, ampelografia

La storia del Barolo DOCG

Le origini che si snodano da un matrimonio

Fra i primi estimatori del nettare da uve nebbiolo ci furono i galli e i romani: questi ultimi furono così colpiti dalla qualità del vino della zona di Alba, allora Alba Pompeia, che Giulio Cesare tornando dalla guerra gallica volle portarne a Roma una buona quantità.

Ma per il vino delle Langhe Barolo, le prime testimonianze risalgono al 1751, quando ne fu spedita a Londra una partita.

Fu un così grande successo che persino il futuro presidente degli stati uniti Thomas Jefferson ne cita la bontà nei suoi diari, descrivendolo così:

...quasi amabile come il bordeaux e vivace come lo champagne...

Descrizione che si avvicina molto a quella che odiernamente potremmo fare del Lambrusco. Il Barolo di quegli anni infatti era un vino dolce e frizzante, e questo era dovuto al fatto che non si sapeva ancora come trasformare tutti gli zuccheri contenuti nel mosto in alcool.

La nascita del Barolo come lo conosciamo oggi inizia con un matrimonio, quello di Carlo Tancredi Falletti di Barolo con Juliette Colbert. La marchesa Colbert, grazie al prezioso aiuto del grande enologo Luois Oudart, applicò le tecniche usate per i grandi vini francesi a tutto il vino prodotto nei suoi possedimenti nelle Langhe.

Il Barolo verificato “alla francese” era un vino completamente diverso rispetto a quello conosciuto fino ad allora, divenne un vino rosso, fermo, rotondo e strutturato che diventò così popolare da incuriosire persino il re Carlo Alberto di Savoia.

Si narra che un giorno, il re Carlo Alberto, abbia chiesto alla marchesa perché non gli avesse fatto ancora assaggiare il celebre vino che veniva prodotto nelle zone del castello di Barolo. Dopo pochi giorni Torino fu il palcoscenico di uno spettacolo inedito: le vie della città furono attraversate da 325 carri della dama Colbert diretti a Palazzo Reale. Ognuno di essi conteneva una botte di Barolo, una per ogni giorno dell'anno esclusi i 40 giorni della quaresima.

Fu così che il Barolo arrivò alla corte dei Savoia e venne definito vino dei re, re dei vini.

Vietto - Uve Nebbiolo

Barolo DOCG: Terroir

Gli 11 comuni del Barolo

L’area di produzione del Barolo è, come vogliono tradizione e disciplinare di produzione, disseminata in 11 comuni che comprende circa 2.150 ettari vitati, ed è caratterizzata da zone collinari che offrono una varietà di suoli e stili netti e drastici, pur distando solo pochi chilometri tra loro.

Dei comuni inclusi ce ne sono alcuni per intero (Barolo, Castiglione Falletto e Serralunga d’Alba), ed altri solo parzialmente (La Morra, Monforte d’Alba, Roddi, Verduno, Cherasco, Diano d’Alba, Novello e Grinzane Cavour).

Sabbie, Marne e Arenarie: il ruolo della geologia nella produzione del Barolo

Tra la fine del Langhiano e l’inizio del Serravalliano “Elveziano” iniziano ad emergere i suoli di Serralunga d’Alba, caratterizzati da formazioni di Lequio con strati di marne grigie alternate ad arenarie formate da sabbie silicee più o meno cementate; la presenza di carbonato di calcio e ferro conferisce ai terreni tonalità di colore grigio-rossastro.

Più ad ovest, in pieno periodo Serravalliano emergono i territori di Monforte d’Alba e Castiglione Falletto; il suolo ha già una composizione differente e alterna strati di sabbia più o meno compatta, di colore grigio-bruno o giallastro, con arenarie grigie (sabbie compattate cementate da carbonati delle acque marine) dette Arenarie di Diano.

L’area compresa fra Barolo e La Morra è costituita da marne grigio-bluastre, ricche di carbonati di magnesio e manganese, che in superficie diventano di tonalità grigio-biancastra in seguito all’azione degli agenti atmosferici; si tratta di argille miste a sabbia finissime, impregnate di una forte componente calcarea, che prendono il nome di Marne di Sant’Agata.

Per questa ragione il Barolo assume volti assai diversi da un comune all’altro.

Il clima

Il clima di questo territorio è continentale temperato, grazie alla protezione da nord, da ovest e da sud della catena montuosa delle Alpi, ed è ottimale per la produzione di vino.

Generalmente le precipitazioni si concentrano nei mesi di aprile, maggio e settembre e questo apporto idrico può influire in modo importante sulla produzione dell’annata.

Fortunatamente il nebbiolo è una pianta estremamente resistente, e quindi le piogge non vanno ad intaccare la qualità delle uve che completano comunque in quei giorni il loro processo di maturazione.

Altitudine preferita

Tra i 170 e 540 metri s.l.m.

Terreno preferito

Marne argillo-calcaree sedimentarie, intercalate da strati di marne più o meno importanti di colore grigio-azzurro e da strati di sabbia o arenarie di colore grigio-bruno e giallastro

Cru / MGA

-

Barolo DOCG: Vitigni

Il Barolo DOCG è un vino monovarietale, e di conseguenza può essere prodotto esclusivamente da uve Nebbiolo

Il più nobile vitigno a frutto rosso del Piemonte richiede un’accurata scelta dell’ambiente colturale e delle condizioni di allevamento. Germoglia precocemente e matura generalmente a metà ottobre. Il grappolo si presenta medio-grande o grande, piramidale alato con acini medio-piccoli dalla buccia consistente di colore blu-nero appena sfumato di violetto. Da questo vitigno hanno origine il Barolo e il Barbaresco, il... puoi scoprire di più sul Nebbiolo qui.

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Barolo DOCG: Degustazione

La sinestesia tra le gemme della corona

I nebbioli del Barolo sono generalmente considerati vini potenti e molto tannici.

In realtà il vero elemento centrale che li rende tra i vini più acclamati dalla critica è la complessa raffinatezza con cui questi vini riescono a esprimere nel bicchiere il carattere di questa piccola cittadina piemontese in cima alla collina.

I migliori Barolo presentano tipicamente elementi balsamici e floreali freschicon note di liquirizia neramenta ed eucalipto.

Il tutto in armonia con le caratteristiche terrose e austere e catramate che ci ricordano il suolo e il territorio d’origine, e che sono alcuni dei principali fattori di attrazione per i produttori e i consumatori tradizionalisti.

La potenza e la complessità aromatica senza peso e la complessità aromatica che si ritrovano in alcuni dei più tradizionali ed invecchiati Barolo possono essere paragonate solo a qualità simili che si trovano nei grandi Pinot Nero di Borgogna.

Alla vista

Il Barolo presenta un colore rubino trasparente, che vira con l'invecchiamento verso l'aranciato.

In questo, i vini da Nebbiolo hanno colorazioni che per trasparenza si avvicinano a quelle dei migliori Pinot nero con sfumature violacee.

Non bisogna però lasciarsi trarre in inganno dalla lievità della colorazione, il Barolo è infatti un vino di grande consistenza.

Al naso

Il profumo, intenso, evolve dal sentore di viola e di rosa canina appassita al “goudron”, sfumando in bouquet etereo, molto peculiare pieno di piccoli frutti rossi come lamponi e ribes nero, ciliegie sotto spirito, lacca, cuoio, pepe verde, anice, noce moscata e liquirizia.

Ma a renderlo inconfondibile sono i profumi delle Langhe come la nocciola ed il tartufo.

In bocca

Dal bouquet complesso ricco di frutti rossi e spezie, il sapore procura sensazioni armoniose di pienezza ed austerità, gradevolmente persistenti.

Al palato è infatti elegante e misurato, non  particolarmente acido, quanto piuttosto terroso, con tannini che donano struttura ad un frutto che si intreccia a deliziose note di liquirizia e caffè.

Disciplinare

Questa DOCG è stata approvata dal DPR 01.07.1980

Colore

Rosso granato

Profumo

Intenso e caratteristico

Gusto

Asciutto, pieno, armonico

Spuma

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Le bottiglie vengono spedite direttamente dalla cantina a casa tua, senza intermediari.

Servizio

Il vino Barolo va proposto ad una temperatura di 18-20°C.

Il miglior bicchiere per la degustazione è un calice molto capiente, con ampia camera aromatica, adatto per sviluppare appieno la complessità di questo vino.

Bevante con una angolatura particolare tale da dirigere il vino nella parte della bocca più sensibile alla dolcezza, in modo da coglierne appieno la ricchezza, la maturità e l'integrità dei sapori.

Il Barolo non va bevuto giovane, è un vino in grado di migliorare in cantina fino a dieci anni dopo la vendemmia.

Barolo DOCG: con cosa abbinarlo

Ricchezza per ricchezza, al corposo vino Barolo è consigliato accompagnare primi di terra come un buon risotto ai funghi o con sugo di carne, carni rosse, bolliti, brasati e pollo al forno.

Esprime ancora meglio la sua personalità se accompagnato alla selvaggina oppure ad un piatto a base di tartufi come anche a tutti i formaggi a pasta dura stagionati.

Forse non un pasto definibile "leggero" ma non di sola levità vive l'uomo, le vostre papille gustative faranno risuonare nel palato campane e campanoni.

Ricette da abbinare con Barolo DOCG

Vigneti di nebbiolo a La Morra

Barolo DOCG: Produzione

Dopo la vendemmia e la pigiatura, la fermentazione delle uve nebbiolo consta di due step.

La prima è quella alcolica che avviene in modo spontaneo, lasciando in macerazione nel mosto anche le bucce e i vinaccioli. Questa fase può durare dai 10 ai 30 giorni, ed è caratterizzata dai rimontaggi: rotture manuali o meccaniche del cappello di bucce che tende a formarsi sulla superficie.

Fattore fondamentale della fermentazione alcolica, è la temperatura ritenuta eccessiva oltre ai 35 gradi centigradi perché può portare all’attivazione dei batteri acetici che trasformano lo zucchero, non più in alcol, ma in aldeide acetica e successivamente in acido acetico.

La fermentazione malolattica del Barolo DOCG

La fase che segue questo primo ciclo è la seconda fermentazione: la fermentazione malolattica. Essa consiste nella trasformazione dell’acido malico in acido lattico, può essere attivata subito dopo la fermentazione alcolica o programmata direttamente alla primavera successiva,  quando avverrà spontaneamente con l’aumento delle temperature all’avvicinarsi dei mesi estivi.

L’affinamento del Barolo

Terminate entrambe le fermentazioni il Barolo è pronto ad iniziare il periodo più importante della sua vita, quello che lo porterà da un vino giovane ad evolvere e diventare un vino adulto: l’affinamento.

Ci sono non poche scuole di pensiero che caratterizzano questa fase evolutiva del vino, alcuni produttori prediligono per l’affinamento l’utilizzo di grandi botti in legno mentre altri affidano la maturazione del loro prodotto a barrique: botticelle di piccole dimensioni.

Le botti

Il vino viene fatto invecchiare all’interno di botti di legno perché è grazie all’utilizzo di questo elemento che si ammorbidiscono i tannini, si stabilizza in modo duraturo il colore proteggendo il vino stesso dalla naturale degradazione.

Le botti in legno di grandi dimensioni consentono scambi gassosi molto lenti e producono vini dai colori caldi ed intensi che necessitano di più tempo per essere completamente maturi, mentre botti di piccole dimensioni permettono scambi gassosi molto più intensi e confezionano vini dal colore più giovane e fresco che si stabilizzano più velocemente.

Il legno che viene adottato è sempre rovere, ma di diverse provenienze a seconda del risultato che si vuole ottenere: il rovere francese viene scelto per ottenere vini morbidi ed eleganti, il rovere di Slovenia per avere vini più aromatici ed infine il rovere americano per sviluppare vini più strutturati.

In ogni cas0 per poter ottenere un barolo che aspiri alla perfezione è opportuno fare un ulteriore affinamento in bottiglia di almeno 12 mesi.

Tempo in legno

18 mesi minimo

Tempo in bottiglia

min 12 mesi minimo

Messa in vendita

38 mesi minimo

Resa delle uve

8 tonnellate per ettaro

Incontra i produttori

Curiosità

Un Barolo da collezione tra i più costosi al mondo

Tra i vini italiani più costosi in assoluto capeggia il Barolo DOCG Bruno Giacosa Collina Rionda: un vino di Langa al vertice della classifica mondiale, che batte anche i francesi nelle aste asiatiche.

Il Barolo Collina Rionda proviene dall’azienda agricola di Bruno Giacosa “Le Rocche del Falletto” a Serralunga d’Alba.

Lui stesso lo descrive così nel suo sito

Colore rosso granato. Profumo ampio, complesso, elegante ricordante rosa, frutta matura, tartufo e spezie. Il sapore è asciutto, pieno, generoso, armonico e vellutato. Vino di stoffa aristocratica

Un vino da collezione molto raro per via del fatto che la cantina di Bruno Giocosa non lo imbottiglia più dal suo sito di origine, che lo rende un articolo prettamente da collezione per chi ama il Barolo, oltre che un vero tesoro, soprattutto se si è in possesso delle bottiglie delle annate migliori.

 


Riccardo Rapini

Appassionato di fotografia, letteratura e arte (soprattutto quella rinascimentale) vivo alla ricerca di un punto caldo che puntualmente mi ritrovo a sabotare. Mi interessa tutto ciò che è frutto di meccanismi inconsci, per questo forse amo sguazzare nella natura. Per quanto riguarda il vino è il canto della terra verso il cielo!