Roero

Castello Reale di Govone

a Govone

magico paese di natale govone - eventi

Orario di apertura

Venerdì, Sabato e Domenica
10:00 → 12:30
15:00 → 18:00

Chiusura

Lunedì
martedì
mercoledì
giovedì

Vacanze

Gennaio, Febbraio

Piani

3

Lingue parlate

en, it

Biglietti

Intero: €8.00
Ridotto: €6.00

Il Castello di Govone domina il paese con la sua imponente facciata barocca e racconta secoli di trasformazioni, ambizioni nobiliari e villeggiature sabaude. La visita attraversa ambienti riccamente decorati, terrazze panoramiche e giardini affacciati sul Roero e sull’arco alpino.

Furono i conti Solaro a trasformare l’antico edificio difensivo in una dimora elegante. Il primo progetto fu affidato a Guarino Guarini e venne successivamente ripreso da Benedetto Alfieri. Tra gli ospiti illustri del castello figura anche Jean-Jacques Rousseau, che soggiornò qui nel 1730 mentre era al servizio del conte Ottavio Solaro.

Alla fine del Settecento la residenza attirò l’attenzione dei Savoia. Vittorio Amedeo III la acquistò nel 1792 e il castello divenne in seguito una delle dimore estive della famiglia reale. Fu però Carlo Felice, nei primi decenni dell’Ottocento, a conferirgli l’aspetto più solenne, arricchendo gli appartamenti e facendo decorare il grande Salone d’Onore.

Oggi il percorso di visita conduce tra stucchi settecenteschi, affreschi teatrali e le sorprendenti Sale Cinesi, rivestite da rare carte da parati orientali. Dal 2007 il Castello di Govone fa parte del sito UNESCO delle Residenze Sabaude del Piemonte ed è uno dei luoghi più originali da scoprire tra le colline del Roero.

govone - eventi

La
Storia

Castello Reale di Govone

Fin dall'epoca romana un “fundus” era ubicato nella località Cadeliano, un altro forse in «Mayrano».

La posizione felicemente sopraelevata del Castello di Govone ha sempre richiamato la presenza di una residenza signorile o addirittura di una fortezza, che infatti già fu eretta nel Medioevo.

La primitiva fortezza era ancora parzialmente visibile quando, intorno alla fine del XVII secolo, i conti Solaro decisero per la prima volta di mettervi mano, interpellando per l’occasione addirittura il grande architetto Guarino Guarini.

Quel primo, ambizioso progetto non fu mai portato a termine, e si dovette invece attendere l’intraprendenza di Antonio Maurizio Solaro (1689-1762), Marchese di Breglio e Gran Priore dell’Ordine di Malta in Lombardia, per l’inizio dei lavori.

Ad Antonio Maurizio si devono principalmente la costruzione dell’ala est, le decorazioni del piano terra e quelle del cosiddetto Appartamento Montesquieu. Grazie alla conservazione di molti documenti dell’epoca e persino di un carteggio personale del Gran Priore, conosciamo lo zelo e l’attenzione che Antonio Maurizio mise in questa prima fase di costruzione. In questo periodo, l’ala ovest restava ancora medievale nelle forme e nella struttura, destinate poi a scomparire nei decenni successivi con i lavori al piano nobile e gli ulteriori ampliamenti, eseguiti prima dai Solaro e dopo dai Savoia con Carlo Felice.

Alla fine del ‘700, infatti, il Castello di Govone passò ufficialmente in mano Savoia e pochi anni dopo fu scelto come residenza estiva dalla famiglia reale. I Savoia ne conoscevano già l’aria salubre e piacevole, essendone stati ospiti negli anni ‘80 del Settecento in occasione della loro inoculazione contro il vaiolo. Proprio in quell’occasione, peraltro, i conti Solaro dovettero velocizzare i lavori iniziati da Antonio Maurizio per poter rendere il castello adatto a ospitare i reali sabaudi. A questa fase risale per esempio lo Scalone d’Onore, che la famiglia reale utilizzò per raggiungere gli appartamenti del piano nobile.

Fu Carlo Felice a rendere il castello una residenza reale a tutti gli effetti grazie a vari ampliamenti e, soprattutto, alla maestosa decorazione del Salone d’Onore, con il ciclo della leggenda di Niobe. All’epoca di Carlo Felice risale anche il più noto e importante utilizzo del piano nobile, che fu occupato da due figlie di Vittorio Emanuele I e dalla futura moglie di Carlo Alberto. Le tre principesse risiedettero in quelle che oggi sono note come Appartamento delle principesse o Sale Cinesi, per la presenza di una peculiarissima carta da pareti orientale.

Con lo spostamento della famiglia Savoia verso altre mete dopo l’Unità d’Italia, il castello fu ceduto al Comune di Govone nel 1897. Da allora, esso fu utilizzato dalla comunità come scuola, centro amministrativo e oggi come municipio e biblioteca civica. Dal 2007 il Castello di Govone è Patrimonio UNESCO nell'ambito delle Residenze Sabaude. Fa inoltre parte del circuito "Castelli Aperti" ed è visitabile nel piano nobile, in parte del piano terra e nel giardino.

Gli Interni

Ricche decorazioni tra gusto orientale, stucchi e preziosi affreschi

Gli interni del Castello di Govone testimoniano le sue diverse fasi di costruzione e occupazione.

Il piano terra, il primo a essere realizzato per volontà di Antonio Maurizio Solaro, è di gusto prettamente settecentesco. Stucchi e finissime decorazioni dai colori tenui fanno da protagonisti, e la croce dell’Ordine di Malta sopra le porte ricorda che il primo ad abitarvi fu proprio il Gran Priore.

Salendo al piano nobile, l’impressione è di aver cambiato epoca. E qui, in effetti, a Carlo Felice (1765-1831) risale gran parte delle decorazioni, comprese quelle dell’imperdibile Salone d’Onore, affrescato tra il 1819 e il 1821 da Luigi Vacca e Fabrizio Sevesi su commissione del sovrano.

Carlo Felice aveva scelto personalmente la tragica leggenda di Niobe, punita dagli dei per la sua hybris e costretta ad assistere all’uccisione dei suoi dodici figli.

Il Salone d’Onore è pensato per assomigliare a una scenografia teatrale, ed è policromatico solo nella parte centrale della volta. Le altre pareti imitano il marmo per creare un effetto di finta architettura.

Sempre al piano nobile è possibile visitare le Sale Cinesi o Appartamento delle Principesse. Queste tre stanze sono interamente decorate da una preziosa carta da parati proveniente dalla Cina, raffigurante mestieri e motivi floreali e animali.

Da non perdere

In occasione di mostre ed eventi temporanei, è possibile visitare il cosiddetto Appartamento Montesquieu, nucleo centrale della fase settecentesca di costruzione del castello. Il nome viene dal carteggio, giunto fino a noi, di Antonio Maurizio Solaro diretto a Charles-Louis de Secondat, barone di Montesquieu e noto filosofo francese. I due si erano conosciuti a Vienna e il Gran Priore aveva raccontato al barone, per via epistolare, delle fasi di costruzione proprio degli spazi che oggi corrispondono all’appartamento.

Durata della visita

1h

Audioguide

Disponibile

Visite guidate

Disponibile su prenotazione

Stile

Barocco

Gli Esterni

Uno scalone monumentale, terrazze aperte sul Roero e una vista che arriva fino alle Alpi.

Lo Scalone d’Onore

Ad accogliere i visitatori dall’esterno vi è l’imponente facciata con lo Scalone d’Onore, fatto realizzare dai Solaro intorno al 1783, in occasione di una breve permanenza di Vittorio Amedeo III e famiglia a Govone.

Gran parte dei suoi elementi proviene dalla Reggia di Venaria e dalla Fontana d’Ercole che un tempo l’abbelliva e che fu poi smantellata al principio del ‘700. I suoi materiali vennero riutilizzati dai Solaro per il loro castello, che necessitava all’epoca di elevarsi a un rango sufficiente a ospitare i sovrani.

Dando le spalle allo Scalone si può godere della vista sulle Langhe, il Roero e l’arco alpino direttamente dalle grandi terrazze panoramiche.

Parco e Giardini

Gli spazi esterni, il parco e i giardini all’italiana del castello furono progressivamente ampliati tra Settecento e Ottocento. Un primo nucleo si sviluppò attorno all’ala est del castello, la più antica, per poi espandersi ben oltre il perimetro iniziale. L’intero complesso divenne proprietà del Comune di Govone nel 1897, che lo aprì al pubblico.

Dopo essere stato utilizzato come campo da gioco e per la ricreazione, oggi è curato minuziosamente e costituisce uno spazio elegante, liberamente fruibile da visitatori e cittadini.

Il Parco della Rimembranza, originariamente noto come Parterre di Ponente, si trova sul lato ovest del castello.

Nel 1922, per volere del Ministero dell’Istruzione, fu imposto ai comuni d’Italia di dedicare una porzione del loro territorio alla memoria dei caduti della Grande Guerra. Govone scelse questo spazio, già appartenente alla residenza sabauda.

Per l’occasione furono piantati 85 cipressi, in memoria degli 85 caduti govonesi, e furono eretti alcuni monumenti in loro memoria.

Durata della visita

30m

Audioguide

Non disponibile

Visite guidate

Opzionale

Stile

Barocco

Le Sale Cinesi

Un unicum in Piemonte e una rarità in Europa

Al piano nobile del Castello di Govone si trovano le cosiddette Sale Cinesi, un gruppo di tre sale note per aver ospitato tre principesse reali e composte da sala delle udienze, camera da letto e gabinetto (boudoir).

Queste sale sono interamente decorate con carta da parati in fibre vegetali di manifattura cinese, acquistata dai conti Solaro nella prima metà del ‘700 a Vienna, ma proveniente probabilmente da Londra, approdo e mercato principale delle merci in arrivo dalla Cina. Il Settecento vide un grandissimo interesse da parte delle élite nobiliari verso l’Estremo Oriente, con una circolazione capillare nelle residenze europee di beni importati. Non stupisce, dunque, la scelta dei Solaro.

Ciò che rende uniche le carte da parati di Govone non è quindi la loro provenienza, quanto ciò che esse rappresentano.

Se non era affatto raro trovare stanze decorate all’orientale, esse erano però accomunate dalla presenza di motivi floreali e faunistici, come quelli visibili nel boudoir del castello.

Molto più inusuale, quasi unica, era invece la raffigurazione di mestieri e produzioni presente nelle altre due stanze: produzione del tè e della seta per la sala delle udienze e del riso e della porcellana per la stanza da letto. Piccole scene di vita quotidiana, popolate da decine di figure in miniatura, abitano gli spazi del castello, offrendo ai visitatori una visione unica in Piemonte e rarissima in Europa (meno di una dozzina di simili rappresentazioni si trovano oggi in tutto il continente).

Il motivo di tale scelta da parte dei Solaro resta in parte un mistero, ma può forse essere spiegato dagli interessi commerciali del territorio: seta, riso e in minor misura porcellana rientravano (e tuttora rientrano) tra le produzioni più note del Piemonte e, dunque, la loro presenza sulla carta da parati cinese potrebbe aver attirato l’attenzione dei Solaro al momento dell’acquisto.

Le scene raffigurate

Ciò che rende uniche la carta da parati non è tanto la sua provenienza, quanto l'unicità delle scene rappresentate: produzione di seta, tè, riso e procellane. Un unicum piemontese e una rarità a livello europeo.

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