Loazzolo

Isolato e arroccato, Loazzolo fu chiamato Lupatiolum - forse un po' spregiativamente - dalle genti della bassa valle, paese da lupi, luogo selvaggio, dove famiglie numerose si spaccavano la schiena per dissodare i versanti tufacei e modellare il suolo con i terrazzamenti di pietra.

Eppure questa terra nasconde il più prezioso tesoro della Langa Astigiana, un nettare dal colore ambrato che racchiude in sé ogni fiore, ogni erba e profumo di questa collina.

Lo hanno chiamato, giustamente, Loazzolo, per sottolineare lo stretto legame tra il paese, la gente e il vino dolce passito più famoso d'Italia.

Un piccolo borgo con caratteri antichi, stradine strettissime cinte da muri in pietra, la casa di Ranaboldo dove si organizzano manifestazioni culturali e mostre d'arte, e poi le vigne a perdita d'occhio piantate a moscato, di cui solo una piccolissima percentuale selezionata con cura certosina entrerà a far parte del prezioso passito.

Storia

Loazzolo appartenne ad Aleramo,  il mitico capostipite della marca che si estendeva per gran parte del Basso Piemonte, e fu dato in eredità ad uno dei suoi figli.

Di qui, di generazione in generazione, fu infeudato a Bonifacio del Vasto, poi ai Del Carretto, infine a Guglielmo di Busca.
Nel 1703 Loazzolo passò sotto il dominio della casa Savoia che lo eresse in marchesato.