Letture golose

Il misterioso legame tra Barolo, Barbaresco, Roero e il Nebbiolo

Ottobre 8, 2014
Langhe - Barbaresco

Nel territorio di Langhe e Roero sentiamo parlare spesso di Barolo, Barbaresco e Roero, delle loro caratteristiche e peculiarità.

Assaggiamo e beviamo questi vini senza mai soffermarci sul loro presunto legame, oppure, spesso, neanche ci passa per la mente che un possibile intreccio tra di loro possa realmente esistere.

Riusciamo a parlare di Barolo come vino e spesso cadiamo nel tranello mentale di voler scoprire il vitigno e la sola presunta domanda ci catapulta nel dubbio…ma il Barolo è un vitigno? Confusi non chiediamo e smettiamo di domandarcelo e, giustamente ci godiamo il nostro bicchiere di Nebbiolo. ‘’Oh, cosa ho scritto? Nebbiolo? ‘’, eh sì è proprio questo vitigno il componente unico del Barolo.

Il Nebbiolo

Il Nebbiolo è uno dei vitigni piemontesi con le radici più lunghe, che arrivano quasi ai 7 metri di lunghezza, per questo motivo, il vitigno, ha una capacità incredibile di estrapolare le caratteristiche intrinseche di ogni particolare terreno, attingendo da ogni diversa stratificazione una particolare proprietà che verrà espressa nel vino in modo netto ed identificativo di quel specifico luogo.

Anche grazie a questo particolare il Nebbiolo è alla base di diverse tipologie di vino, nei quali ritroviamo sempre le sue qualità generiche, ma con l’aggiunta di caratteristiche definite e diverse per ogni tipo di vino che ha appunto origine da un diverso tipo di terreno, microclima ed esposizione.

Ed è anche per questo motivo che dal Nebbiolo, parlando esclusivamente del territorio di Langa e Roero, hanno origine il Barolo, il Barbaresco, il Roero, il Nebbiolo d’Alba e il Langhe Nebbiolo (che è composto da minimo 85% di Nebbiolo).

Questi 5 vini derivanti tutti dal Nebbiolo, sono caratterizzati da una particolare tipologia di terreno, dalla combinazione di questa con un disciplinare specifico e, soprattutto, con le mani esperte dei produttori e la loro filosofia.

E’ davvero stupendo affondare nella magia di vini che arrivano dallo stesso luogo, invecchiano per il medesimo tempo e nello stesso tipo di contenitore, per poi esprimersi in modi diversi e particolari.

Il Nebbiolo da Barolo

In breve il vino 100% nebbiolo, forse più famoso, è il Barolo che può avere origine da vigne di Nebbiolo coltivate esclusivamente in 11 Comuni e deve essere sottoposto a un periodo minimo di invecchiamento di 38 mesi di cui 18 in legno, mentre il Barolo riserva 62 mesi di cui 18 in legno.

L’immissione al consumo, per ciascuno di essi, è consentita soltanto a partire dal 1° gennaio del quarto anno successivo alla vendemmia per il Barolo e dal 1° gennaio del sesto anno successivo alla vendemmia per il Barolo Riserva. Oltre a seguire altre specifiche da disciplinare stilato dalla regione per mantenere intrinseche le caratteristiche proprie del vino.

Le peculiarità del Barolo

Assaggiando il barolo, il nostro palato è invaso piacevolmente dal tannino che lascia ruvidità al palato, sensazione che diventa più morbida man mano che il Barolo che beviamo è più invecchiato. Sempre seguendo la maturità del prodotto, si modifica la persistenza di gusto prolungandosi.

Struttura e corpo caratterizzano questa espressione del Nebbiolo, che varia, magicamente, in base al comune da cui ha origine. Tra La Morra e Monforte d’Alba, infinite le espressioni, simbolo del vitigno che si combina con le caratteristiche intrinseche del terreno andando ad svelare da note preponderanti di eleganza, fino a perderle, vinte dalla struttura robusta.

Barolo

Il Nebbiolo da Barbaresco

Invece per il Barbaresco, che è sempre 100% Nebbiolo, sono 4 i comuni dove è possibile produrlo e si può denominare Barbaresco dopo una decorrenza di 26 mesi di cui 9 in legno sempre 1° novembre dell’anno di raccolta delle uve, e Barbaresco riserva passati 50 mesi d’invecchiamento dal 1° novembre dell’anno di raccolta delle uve di cui 9 in legno.

L’immissione al consumo è consentita soltanto a partire dal 1° gennaio del terzo anno successivo alla vendemmia per il Barbaresco e dal 1° gennaio del quinto anno successivo alla vendemmia per il Barbaresco Riserva.

Le peculiarità del Barbarecso

Quando assaggiamo il Barbaresco avvertiamo al palato la sensazione ruvida, tipica del Nebbiolo, ma la nota elegante ci rapisce e paragoniamo immediatamente, questo vino, ad un’espressione importante ma delicata, ad una forza femminile che rapisce i sensi in modo deciso ma elegante. Persiste al palato regalandoci espressioni floreali e minerali, che dipendono, anche per il Barbaresco, indissolubilmente dal terreno da cui ha origine.

Roero

Alla sinistra del fiume Tanaro: il Roero

Passiamo il fiume Tanaro ed è proprio in queste terre, su queste colline più ripide e colme di sabbia, che possiamo dare origine al Roero, un altro vino composto dall’uva nebbiolo almeno al 95% che deve essere sottoposto a un periodo di invecchiamento di 20 mesi di cui 6 in legno a partire dal 1° novembre dell’anno di raccolta delle uve, mentre per il Roero riserva il periodo d’invecchiamento minimo è di 32 mesi di cui 6 in legno sempre dal 1° novembre dell’anno di raccolta delle uve.

Per questi 2 vini l’immissione al consumo è consentita soltanto a partire dal 1° luglio del secondo anno successivo alla raccolta delle uve per il Roero e dal 1° luglio del terzo anno successivo alla raccolta delle uve per la denominazione ‘’riserva’’.

Le peculiarità del Roero

Lieve e delicato, si fa riconoscere per la sua espressione minerale che convive con la struttura tipica del Nebbiolo. I terreni del Roero, intrisi di sabbia, donano a questo vino, l’espressione fresca del Nebbiolo che mantiene il tannino arguto però in armonia con note delicate di frutta anche a polpa bianca, oltre che rossa, come per il Nebbiolo in generale.

Altri Nebbiolo: Il Langhe e il Nebbiolo d’Alba

Nella vinificazione e l’eventuale invecchiamento del Langhe Nebbiolo devono essere seguite le norme dettate dal disciplinale vigente per tutte le denominazioni ‘’Langhe’’, quindi criteri tecnici più razionali ed effettuate le pratiche enologiche atte a conferire al vino le migliori caratteristiche di qualità.

Per Nebbiolo d’Alba, invece, l’invecchiamento minimo previsto dal disciplinare è di 12 mesi dal 1° Novembre dell’anno di raccolta delle uve, invece è di 18 mesi, di cui almeno 6 in legno, se il Nebbiolo d’Alba ha la denominazione ‘’superiore’’.

Per il Nebbiolo d’Alba vinificato spumante o spumante Rosè, il minimo invecchiamento previsto è di 6 mesi.

Le peculiarità del Langhe Nebbiolo e Nebbiolo d’Alba

Per questi vini che esprimono il Nebbiolo in un ventaglio di sfaccettature, la sensazione riconoscibile all’assaggio è il tannino, non troppo aggressivo, si avverte ma non così a lungo e la struttura di questi vini è stemperata da sensazioni delicate di frutta, fiori o spezie che persistono in bocca esprimendo complessità ma con valori di austerità molto più lievi rispetto al Roero, al Barbaresco e al Barolo.

In poche parole, c’è un’espressione di Nebbiolo per ogni palato, grazie alle molteplici combinazione tra terreno, microclima, esposizione, e sacrifici, la sfida divertente è conoscere cosa beviamo giusto quel poco per soddisfare al meglio il nostro gusto ideale.

Ancora molto si dovrebbe aggiungere per stilare le differenze proprie di questi vini sia dal punto di vista enologico, che da quello organolettico. Ed è proprio questa la parte affascinante, di come un unico vitigno in un area di pochi chilometri, riesce a regalarci molteplici sfaccettature da conoscere, scoprire, assaggiare e vivere.

E chi l’avrebbe mai detto?

Crediti Foto: Gabriele Motta, Jason Kallsen, Cristina Corti