Dolcetto

Dogliani Docg

Dolcetto

Emblema della città omonima e del territorio circostante, proprio in quest’area dove la tradizione vitivinicola è fortemente legata all’uva Dolcetto, il vitigno trova la sua migliore espressione. Si tratta di un’uva difficile da coltivare e ancor di più da vinificare, ma grazie al lavoro e alla dedizione dei viticoltori è capace di donare vini di buon equilibrio e grande finezza.

Nonostante il disciplinare indichi un solo anno di invecchiamento per la qualifica di Superiore, resterete sorpresi nello scoprire che ci sono aziende che non lo vendono prima di 4 anni.

Storia

La coltivazione delle viti nelle Langhe è una pratica molto antica, già presente ai tempi dei romani. Tuttavia, bisogna attendere fino al 1593 per avere la certezza ufficiale della presenza dell’uva dolcetto a Dogliani. Infatti, quell’anno venne emanata un’ordinanza municipale della città che regolava la raccolta dell’uva per impedire una vendemmia anticipata, con grappoli non pienamente maturi. In caso di inottemperanza sarebbe stato confiscato l’intero raccolto:

“Ordini per le vindimie. Niuno ardischi, al di qua della festa di San Mateo (21 settembre) vindimiar le uve, et se qualcheduno per necessità o altra causa dovrà vindimiar qualche dozzetti o altre uve dovrà prender licenza dal deputato, sotto pena della perdita delle uve…”

Per quanto riguarda la denominazione Dogliani, la sua storia è molto recente: dopo un primo riconoscimento nel 1974 con la Doc Dogliani, bisogna aspettare fino al 2005 per l’ottenimento della Docg.

L’attuale docg però è stata aggiornata nel 2011, quando con l’approvazione del nuovo disciplinare sono state unificate sotto questa denominazione anche le precedenti Dolcetto di Dogliani Doc,  Dolcetto delle Langhe Monregalesi Doc e Dolcetto di Dogliani Superiore Docg. Si riducono così le Doc, mentre aumenta il territorio di produzione della Docg Dogliani.

Il Presidente Luigi Einaudi

Il Dolcetto di Dogliani fu il vino del Presidente Einaudi, nativo di queste terre, che da convinto estimatore nonché produttore lui stesso, fu tra i primi a gettare le premesse per una concreta valorizzazione e affermazione di questo vino.

E’ senza dubbio il dolcetto che più si avvicina alla perfezione ideale del carattere di vinosità, giovane e gioviale, fresco e fragrante, di moderata acidità, sincero e immediato, che rivela la sua nascita su i versanti forse più alti delle terre di Langa, dove trova condizioni di grande favore.

Terroir e zona di produzione

La zona delle Langhe di riferimento è quella a sud, in direzione della Liguria, dove il clima è più fresco per via delle vicinanza delle Alpi. L’uva Dolcetto, infatti, non ama gli sbalzi di temperatura e gli estremi, prediligendo terreni ben soleggiati, ventilati e non troppo umidi.

La conformazione del suolo ideale è argilloso-calcareo, le famose terre bianche situate prevalentemente in collina. Sono esclusi i fondovalle e le aree pianeggianti. L’altezza massima consentita è di 800 metri s.l.m.

Oltre la vite, nel doglianese e nel monregalese troviamo culture di noccioli, frutta, ortaggi, cereali, prati destinati all’allevamento e boschi.

Il territorio, come i suoi abitanti, ancora conservano i caratteri propri dei piemontesi: caparbietà e attaccamento alle tradizioni che si riflettono nei vini e nella cucina.

Il disciplinare elenca i 21 comuni della provincia di Cuneo cui è ammessa la produzione del Dogliani Docg. A questi si aggiungono i produttori della provincia di Savona già in possesso dell’autorizzazione.

La forma di allevamento stabilita è a guyot, con potatura manuale.

Tecnica di produzione

L’uva Dolcetto è considerata una delle più difficili da vinificare per via della grande quantità di tannini, addirittura superiore a quella del Nebbiolo, che risultano essere molto difficili da gestire. Il risultato finale è quindi dovuto a un attento lavoro del produttore, capace di far sprigionare i profumi e gli aromi di questo vino in base ad una razionale gestione del processo fermentativo.

Rispetto ad altri vini, i polifenoli del Dogliani hanno bisogno di una buona ossigenazione per evitare che, una volta imbottigliato, il vino tenda a ridursi.

La fermentazione avviene a contatto con le bucce, con rimontaggi e follature, data la necessità di ossigeno del mosto. Con la scelta della temperatura e durata della fermentazione si decide fin da subito se si vorrà avere un Dogliani giovane e colorato o se puntare a un Superiore, più importante e strutturato, con possibilità di affinamenti più lunghi.

In seguito, si passa alla fermentazione malolattica, necessaria per evitare che il vino rifermenti in bottiglia, come accadeva in passato. Secondo il disciplinare l’affinamento può avvenire sia in acciaio che in legno. Sta al vignaiolo decidere quale strumenti utilizzare secondo la sua esperienza. Per il legno si preferiscono botte di media grandezza.

Infine, il periodo di imbottigliamento varia secondo diversi fattori: in passato era la primavera il momento prescelto, usanza ancora in voga, ma che porta al rischio di riduzione del vino. Tuttavia, la maggior parte delle aziende preferisce imbottigliare l’estate successiva la vendemmia o addirittura l’anno successivo per i Superiori. Molti produttori scelgono di affinare ulteriormente il vino in bottiglia, anche due o tre anni, creando un vino inconsueto rispetto a quello che è tradizionalmente il Dogliani, con buone potenzialità d’invecchiamento.

Il Dogliani e il Superiore

L’ottenimento della Docg è concesso solo a quei vini d’importanza storica, prodotti da almeno 10 anni. Una commissione tecnica sarà incaricati di esaminare e valutare le caratteristiche organolettiche del vino, affinché rientrino nei parametri stabiliti dai disciplinari.

Dogliani

E’ il classico Dogliani con bassa acidità e sentori di frutta che contrastano la mandorla finale. E’ un vino facile da bere, di consumo immediato, che si abbina a piatti semplici. Non troppo alcolico, è considerato un vino da tuttopasto, poichè amarognolo e dotato di una grande capacità di abbinamento.

Colore: rosso rubino
Profumo: fruttato
Sapore: asciutto, ammandorlato, armonico
Gradazione alcolica min: 12% vol.
Acidità totale min: 4,5 g/l
Estratto non riduttore min: 21 g/l
Invecchiamento min: non è previsto un periodo minimo di invecchiamento

Superiore

E’ un’interpretazione più moderna del Dogliani, che esalta caratteristiche meno comuni e, proprio per questa particolarità, è capace di sorprendere chi lo assaggia. Si caratterizza per i suoi profumi più complessi e una struttura più importante. E’ il risultato della capacità dei produttori locali che, consapevoli delle potenzialità del proprio territorio, hanno voluto osare creando un vino Superiore.

Colore: rosso rubino
Profumo: fruttato e caratteristico
Sapore: asciutto, ammandorlato, armonico
Gradazione alcolica min: 13%
Acidità totale min: 4,5%
Estratto non riduttore min: 24 g/l
Invecchiamento min: 12 mesi

Curiosità: un vino Divino

Incerta è l’origine del termine Dolcetto e, al riguardo, è vivace il dibattito tra gli esperti. Tuttavia la tesi più accreditata è che derivi dal diminutivo piemontese (inteso come lingua) di “piccolo dosso” ovvero piccola collina, colle. Totalmente strampalata invece è l’ìpotesi che accredita l’origine del termine al diminutivo piemontese di “dolce” riferibile ad una supposta dolcezza delle uva dolcetto, questo perché le uve dolcetto non sono affatto dolci e non esiste nel piemontese della patria del Dolcetto il diminutivo del termine dolce.

Per quanto riguarda l’origine del nome Dogliani, nonostante non vi sia certezza, si pensa che derivi dal latino “Dolium Januae”, la “Coppa di Giano”, il calice usato dal dio in visita  per assaggiare il vino in vista alla città. La stessa coppa sarebbe raffigurata nello stemma della città (a lato), dove un leone sorregge una “doglia”, antica caraffa da vino.

Dogliani-Stemma

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