Neive

Neive è uno splendido borgo situato nelle Langhe Occidentali fra Barbaresco e Castiglione delle Lanze, a poco più di 10 km da Alba in direzione di Asti. La parte più antica del paese, di impianto medioevale, fu edificata su di un poggio, mentre la più recente – conosciuta anche come Neive Borgonuovo– si estende nel pianoro sottostante, attraversato dal Torrente Tinella.

Questa divisione ha fatto sì che il borgo medioevale rimanesse praticamente intatto e, sebbene rimaneggiato lungo i secoli, non venisse toccato dall’urbanizzazione contemporanea. Per la ricchezza dei vigneti e del commercio, l’importanza strategica e la bellezza del luogo, Neive “alta” fu da sempre scelta come residenza della nobiltà terriera e della ricca borghesia, dotandosi di splendidi palazzi e acquistando il soprannome di «pais di sgnuret» («paese dei signorotti»).

Oggi Neive è inserita nel club dei Borghi più belli d’Italia, voluto dalla Consulta del Turismo dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani).

La terra dei quattro vini La ricchezza di Neive si deve in parte attribuire al fiorente commercio di bovini da carne, ma soprattutto alle attività legate alla vite e al turismo enogastronomico. Neive è infatti la terra dei quattro vini – Barbaresco, Barbera, Moscato e Dolcetto – nonché la sede di alcuni dei migliori viticultori e produttori di vino delle Langhe.

Una visita (quasi) obbligatoria

Per chi desidera conoscere le Langhe, una visita a Neive è d’obbligo, per almeno due ragioni. La prima è di carattere paesaggistico. Arrivando a Neive in auto dalle colline di Barbaresco si gode di una delle viste più emozionanti della Langa coltivata a vigneti: le foglie della vite, sul finire dell’estate, assumono sfumature dal verde pallido al vinaccia, passando per il giallo acceso e il marroncino, a seconda dell’esposizione al sole. La seconda si intreccia con la storia di questi luoghi.

Passeggiando per il centro storico di Neive – che esige dai suoi visitatori «calma, un passo lento e l’attenzione dell’occhio a posarsi e a distendersi sulle sue case», come scrisse il giornalista Folco Portinari – si può chiarire un poco la geografia antica delle Langhe. Piccoli paesi arroccati attorno ad un castello o ad una torre, circondati da ricchissimi vigneti e solcati da importanti vie di comunicazione, brama dei tanti potentati e signorotti locali che per lungo tempo si spartirono, anche guerreggiando fra loro, queste meravigliose terre. E tutto attorno la fatica e la miseria dei contadini che, proprio per conto di quei signori, addomesticarono le Langhe trasformandole in una delle più ricche ed affascinanti zone collinari d’Italia.

Etichetta dipinta da Romano Levi

Un’ultima ragione, non meno importante, spinge il turista a visitare il borgo di Neive: le sue straordinarie e famose cantine. I vini qui prodotti scalano le classifiche internazionali e sono presenti sulle tavole dei più rinomati ristoranti. Questa è la terra, solo per fare qualche esempio, delle cantine di Bruno Giacosa, che conquistò l’affetto e il palato dello scrittore Mario Soldati. O del mitico ed eccentrico Romano Levi, la cui grappa, anche grazie alle splendide etichette dipinte dallo stesso Levi, è diventata un vero e proprio oggetto da collezionismo (qui alcuni rari esemplari in vendita).

Neive com'era

Neive (3.327 ab.). Siede in colle, a destra del Tanaro, a 9 chilometri da Alba, con parrocchiale di San Pietro. Congregazione di carità, arricchita recentemente dal cospicuo legato della contessa Demaria-Icheri di San Gregorio per l’Ospizio dei poveri malati e inabili al lavoro. Asilo infantile (Rocca) ed Opera dotale (Borghese).

Mercè la generosità dell’ingegnere Alfredo Rocca, figlio al comm. Luigi, si aprirà un elegante Gabinetto di lettura o Biblioteca. E pure sede di una fiorente Societa operaia-agricola con magazzino cooperativo e di due Case enologiche.

Molti vigneti e squisiti vini barbera, freisa, nebiolo e scelti uvaggi. Sorgenti d’acque saline. Cereali, legumi, pascoli e motto bestiame.

Conti storici. — E luogo molto antico ed a’ tempi romani apparteneva alla tribù Camillia. Vi si rinvennero tre antiche lapidi romane. A poca distanza chiesa antichissima di Santa Maria del Piano. Fu giurisdizione del marchese di Voghera, da cui passò alla nobile famiglia dei Cacherano. Circa il 1274 gli Astesi impadronironsi del castello di Neive e lo agguagliarono al suolo. Venne poi infeudato con titolo di contea ai Dal Pozzo della Cisterna.

Coll. elett. Cuneo III (Alba) — Dioc. Alba — P2 T. e Str. ferr. Alessandria-Cavallermaggiore.

Gustavo Straforello – La patria. Geografia d’Italia. Provincia di Cuneo – Volume I – Torino 1891

La Storia di Neive

Il Periodo Romano 

La storia di Neive potrebbe cominciare dal suo stesso nome. Alcuni, sulle ali della suggestione e della fantasia, vorrebbero cercare nell’onomastico del borgo quello dell’illustre poeta e drammaturgo latino Gneo Nevio (275-201 a.C.), originario della Campania. Ma è più probabile che il nome di Neive indichi semplicemente la famosa gens romana Naevia o Naevii.

E di tracce romane il luogo è assai ricco, con ritrovamenti di lapidi e necropoli latine. Basti inoltre ricordare che, dove sorge l’attuale Neive Borgonuovo un tempo passava un’arteria dell’antica Emilia Scauri, importante arteria stradale romana che partendo da Vado Ligure giungeva fino a Tortona.

Le vie Romane delle Langhe

Via Emilia Scauri 

La via Emilia Scauri fu iniziata nel 109 a.C. dal console Emilio Scauro e doveva collegare la costa ligure con Tortona e la pianura padana per poi giungere fino a Luni, colonia romana nella punta estrema della Liguria di Levante.

Era la via che attraversava il Piemonte meridionale, sulla quale si trova ancora oggi Acqui Terme. Un ramo importante dell’Emilia Scauri, piegando verso la Francia passava proprio per la Valle Tinella e Neive, per poi proseguire attraverso Alba fino a Pollenzo ed oltre.

Cairo montenotte - Un ipotetico tratto della Magistra Langarum

La misteriosa Magistra Langarum 

Secondo alcune testimonianze medioevali un’altra diramazione della via Emilia Scauri attraversava le colline delle Langhe dalla Liguria fino ad Alba, passando per Cairo Montenotte e Cortemilia.

Si tratterebbe della famigerata «via Maestra», o «Magistra Langarum», di cui non sono rimaste tracce evidenti. Ma che ancora oggi suscita la curiosità di studiosi e appassionati, che con ostinazione e passione sono andati alla ricerca del suo antico percorso.

Dalle poche tracce rinvenute tuttavia, vista la conformazione della strada (adatta più all'incedere del mulo che a a quello del carro) e il suo percorso (che affronta i dossi delle colline e costeggia i fiumi), oggi si tende a crede che la Magistra Langarum fosse una strada di origine medioevale, più che romana.

I Romani infatti costruivano larghe strade in pianura, adatte al transito del carro, non avendo paura di valicare i fiumi con ponti in pietra e marmo qualora lo ritenessero opportuno.

«Ab exitu poderi albensium usque ad mare» 

Altra via che attraversava le Langhe e che oggi interroga gli studiosi è la direttiva che viene indicata con il nome di «strada che da Alba porta al mare». Di questo antico tracciato si hanno solo testimonianze medievali, che ne indicano anche il percorso: «ab exitu poderii Albe usque Carcheras, silicet per Arguellum, Gorçenium et Melexium»[1].

La strada dunque prendeva l’abbrivio da Alba e passando da Diano e Montelupo, raggiungeva Gorzegno attraverso Cravanzana. Per poi giungere sulla costa ligure attraverso Millesimo (Milexium) e Carcare (Carcheras). Che l’itinerario potesse anche essere più vetusto, potrebbero indicarlo resti romani, ritrovati proprio lungo questa via a Diano, Arguello, Sinio, Albaretto e Cravanzana.

Il Medioevo: Neive al centro delle contese fra Alba ed Asti

Neive - Santa Maria del Piano

Ma la storia di Neive è soprattutto storia di contese fra i suoi maggiori vicini: Alba ed Asti, che la disputarono a lungo per la sua posizione dominante le colline, il fiume e la pianura. Così la storia Medioevale di Neive è punteggiata di scontri più o meno cruenti fra le due contendenti, che fecero e disfecero castelli e mura nella parte più alta del borgo.

La torre campanaria che svetta sulla cima di Neive, ad esempio, fu voluta nel 1217 da Asti a presidio e difesa del borgo, quando molti nobili e signori del luogo giurarono fedeltà alla parte di Asti. La pace fra Astigiani e Albesi fu infine stipulata nel 1223, con una sorta di permuta: Alba riceveva il controllo completo di Barbaresco, comune limitrofo, riconoscendo Neive come dominio unico di Asti.

La rievocazione storica della Pace e il Palio di Alba

I trattati del 1223 sono un’importante segno di conciliazione tra due città da sempre rivali: Alba ed Asti. Rivalità e competizione che ancora oggi vengono ricordate attraverso il Palio. Alba infatti, per schernire la più rinomata corsa con i cavalli di Asti, stabilì che sul suo suolo si gareggiasse con gli asini, animale simbolo della stupidità ottusa.

Il palio degli asini Secondo Guglielmo Ventura (1250 – 1325), cronista astigiano tardomedievale, il Palio degli Asini fu istituito ad Alba dopo la terribile sconfitta del 1275, quando Asti giunse fin sotto le porte della città devastando il contado. Qui, in scorno agli abitanti di Alba, le truppe di Asti corsero un Palio con cavalli attorno alle mura. Cui Alba, per dimostrare di non essere vinta, replicò schierando gli asini.

La rievocazione storica I trattati del 1223, sebbene infranti non molto tempo dopo, furono il momento di massima vicinanza fra le due grandi rivali. Che attraverso alcuni patti successivi decisero addirittura di consorziarsi in un solo Comune, imponendosi leggi di reciproca convivenza.

Durante la rievocazione storica che accompagna il Palio di Alba, momento fondamentale è proprio quello della stipula dei trattati pace: due distinti signori in qualità di rappresentanti dei comuni, Giacomo del Popolo per Alba e Teobaldo per Asti, si scambiano le promesse di pace e fedeltà alla presenza dei Canonici Regolari di Mortara, allora i reggenti della parrocchia di San Pietro di Neive. Il borgo di Neive così, campo di tante battaglie fra i due comuni, veniva riconosciuto come importante terreno su cui stipulare la pace.

Francesi e Spagnoli

Dopo il bellicoso periodo Medioevale, nel 1387 Neive fu ceduta come dote di Valentina, figlia di gian Galeazzo Visconti, al duca d’Orleans, che la tenne fino al 1512. Da qui passò al re di Francia, Francesco I e poi a Carlo V, il quale la donò a sua cognata, Beatrice di Portogallo, moglie del duca di Savoia.

Così, all’altezza del 1530, padrone di Neive è Carlo III di Savoia, detto il Buono. È questo il periodo del lunghissimo scontro fra le corone di Francia e Spagna. Guerra che divise l’Europa intera in fazioni contrapposte.

Anche il Piemonte fu a lungo conteso fra le due potenze: se Alba batteva bandiera spagnola, Neive restava sotto l’influenza francese, costretta a pagare e mantenere eserciti invasori. Fino a che, nel 1560, tornò stabilmente nelle mani dei Savoia sotto il regno di Emanuele Filiberto e suo figlio Carlo Emanuele I.

Sotto i Duchi di Savoia

Nel 1618, quando re dei Savoia era Carlo Emanuele I , Neive divenne feudo assegnato al conte Vittorio Amedeo Dal Pozzo, già Marchese di Voghera e conte di Ponderano. Il quale assunse il titolo di primo conte di Neive, influenzando con la sua discendenza la vita cittadina fino al XX secolo.

È questo il periodo degli “sgnuret” - i signorotti - di Neive. Che nel ’600\’700 scelsero Neive come loro dimora e l’abbellirono di splendidi palazzi barocchi e settecenteschi, restaurando e consegnando a Neive l’aspetto attuale. L'ultima contessa del Dal Pozzo, Maria Vittoria, andò in sposa al figlio secondogenito del primo Re d'Italia Vittorio Emanuele II, diventando per un breve periodo anche regina di Spagna.

Durante l’epoca Napoleonica Neive fu occupata dal Bonaparte nella sua prima campagna d’Italia (1796). Ma con la Restaurazione fu poi restituita a Savoia che la condussero fino alla costituzione del Regno d’Italia.


[1] La definizione è contenuta nei trattati fra Alba e i marchesi del Carrettodatati 1209 e 1210. Per una analisi R. FRESIA, Comune Civitati Albe. Affermazione, espansione, territorio e declino di una libera città medioevale, Famija Albèisa, Alba 2002, p. 160-65 e 304.