Arte e cultura

Da Alba a New York: intervista al pianista Giovanni Scotta

3 Marzo, 2014
Giovanni Scotta - pianoforte

Giovanni Scotta è un pianista albese con una preparazione straordinaria. Intraprende gli studi di pianoforte presso il civico istituto musicale “L. Rocca” di Alba, per poi laurearsi al conservatorio “A.Vivaldi” di Alessandria in primo livello nel 2009 e in secondo livello nel 2012 in entrambi i casi con il massimo dei voti e lode. Si dedica inoltre allo studio della musica jazz presso il conservatorio di Alessandria sotto la guida del professor Luigi Bonafede diplomandosi nel 2011.

La sua carriera è ricca di collaborazioni e di premi importanti in vari contesti musicali non solo legati alla musica jazz. Nel 2013 si trasferisce per un breve periodo a New York dove ha modo di studiare con Barry Harris, George Cables, Kevin Hays, Kenny Werner, Antonio Ciacca. Abbiamo voluto saperne di più a proposito di questa interessante esperienza.

Per quanto tempo sei rimasto a New York? Come ti si è presentata questa opportunità? Riusciresti a fare una piccola analisi sulle differenze fra l’Italia e gli Stati uniti riguardo al tuo mondo ovvero quello della musica jazz?

Sono stato negli Stati Uniti tra Gennaio e Aprile 2013, quindi 3 mesi, il tempo massimo definito dall’ESTA, per poi tornarci in Ottobre in qualità di vincitore della Borsa di Studio presso l’Orsara Jazz Workshop in Puglia, avendo cosi la possibilità di esibirmi con Richie Vitale e Ralph Lalama all’Italian Jazz Days, festival dedicato agli italo-americani che hanno lasciato un segno nella storia del Jazz (vedi Frank Sinatra, Henry Mancini, Chick Corea, etc.).

Come si è presentata l’opportunità la prima volta?

Non si è presentata, me la sono creata da me. Sentivo la necessità di confrontarmi con l’unica vera realtà che deve essere affrontata, a mio parere, da chiunque si vuole approcciare seriamente a questo genere musicale.

L’unico contatto che avevo era una sassofonista, Carol Sudhalter, con la quale avevo suonato nell’estate del 2012 al Jazz Club di Cuneo: l’ho contattata prima di partire e le ho chiesto se nel momento in cui mi fossi trovato nei guai potevo chiederle una mano e lei mi ha risposto di sì. Ho trovato un alloggio grazie a Facebook per i primi 15 giorni presso uno studente italiano della New School, ragazzo che poi ho conosciuto solo al mio arrivo a NY.

Ho avuto problemi con le carte di credito e la lingua non mi era sicuramente amica, ma alla fine l’ho “sfangata” e tutto si è risolto serenamente.

La seconda volta, invece, mi sono fermato solo 15 giorni per fare due concerti all’IJD. I concerti sono andati molto bene ed ho conosciuto Richie Vitale, personaggio interessantissimo e bravissimo trombettista. Costui è stato l’ultimo fiato solista della Big Band di Frank Sinatra ed è l’unico che mi ha offerto un buon caffè a casa sua (questo a NY è cosa rara). Ricordo che per entrare nel palazzo sulla 43th ho dovuto passare tutta una serie di guardie, controlli e firmare scartoffie. Ero un po’ teso perché il personaggio aveva il suo peso, ma si è poi rivelato una persona tranquilla, con la casa piena zeppa di partiture, frutto di anni di esperienza. Era lieto di condividere con me le proprie esperienze e dopo le prove abbiamo avuto modo di parlare e mi ha raccontato una marea di aneddoti sulla storia del jazz e riguardo alle persone con cui aveva lavorato.

Possiamo dire che il tuo percorso di studio in ambito musicale è terminato. Cosa consiglieresti ad un bambino o a un giovane ragazzo che si affaccia a questo mondo ed ha intenzione di intraprendere una strada di questo tipo?

Il percorso di studio in verità non finisce mai. La tua musica va a pari passo con la tua vita, con i tuoi stati di maturazione, con ciò che ti capita. Certo il tempo per imparare cose nuove pian piano si fa sempre meno, però se riesci a trovare la voglia e tempo di scoprire cose nuove, perché no?

Ad un bambino cerco, entro le mie possibilità, di far capire la bellezza di poter comunicare in musica. Detto ciò mi auguro che questa cosa lo aiuti nella vita. Se si vuole fare il musicista di professione innanzitutto si deve tener conto che in tanti lo vogliono fare e in pochissimi ce la fanno, quindi è meglio non risparmiarsi. Bisogna aver voglia di lavorare e soprattutto resistere nei periodi di scoraggiamento che, quando giungono, sono tremendi.

Inoltre, penso che oltre a imparare tanto, prima di tutto è buona cosa imparare bene, o meglio, assimilare ciò che si vuole entro i giusti tempi, sapendo aspettare, ma in modo tale da arrivare al fondo e chiudere il cerchio con le idee chiare.

Sicuramente non si può pretendere di fare solo questo al momento, quindi non sono da schifare le proposte di insegnamento qualora arrivino, tutt’altro! Spesso sono più delle lezioni per gli insegnanti che per gli allievi. Se trovi un modo per trasmettere qualcosa al prossimo, è un ulteriore rinsaldamento per te da un punto di vista personale e per la tua preparazione, ovviamente a prescindere dal genere musicale o da cosa insegni.

Ti chiediamo di pensare al futuro. Hai dei progetti in mente? Anche qui in zona? Stai lavorando a qualcosa in particolare?

Il futuro al momento per i musicisti in Italia è quello che è, ma non solo per noi. Detto ciò io al momento sto portando avanti diversi progetti, per lo più in piccole formazioni, che sono di gran lunga più efficaci da un punto di vista commerciale. A fine Marzo presenterò al Teatro Sociale di Alba un quartetto che vedrà la partecipazione alla batteria di Luigi Bonafede, a mio parere uno dei migliori musicisti jazz che abbiamo in Italia, ed è anche mio insegnante, quindi è una bella soddisfazione e un enorme piacere. Al momento sto anche cercando di piazzare delle date per portare giù in Italia Richie Vitale (che, per mia fortuna, ha dichiarato di essere stato molto contento di aver lavorato con me e che assolutamente vorrebbe continuare questa collaborazione) per la presentazione del suo ultimo album “Vitalogy”. E’ una bella scommessa perché i costi di viaggio e pernottamento sono alti, però, come nella risposta precedente predicavo, non mi risparmio. Vorrei portare avanti il discorso iniziato con i “SIX IN THE CITY”, gruppo formato dai vincitori di Nuoro Jazz 2011, anche se poi bisogna sempre tener conto delle distanze, degli impegni e delle priorità che ognuno deve o decide di dare.

Quale augurio faresti a te stesso in questo momento?

Mi auguro di riuscire a sopravvivere col mestiere che ho scelto e che, tolto il lavoro, io possa avere una vita serena, pensiero scontato ma per me importante!