CastellinoTanaro - panorama

Castellino Tanaro: la torre

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Castellino Tanaro

Castellino Tanaro

Databile al secolo XIII, è il principale monumento di Castellino Tanaro.

Domina il piccolo centro abitato dalla sommità della collina.

Cantata da Giosuè Carducci nella poesia “La bicocca di San Giacomo”, la torre di Castellino, rappresenta un imponente e maestoso esempio di fortificazione nelle Langhe.

Costruita, in stile gotico, con massicci blocchi di pietra di Langa (arenaria) disposti con tecnica costruttiva d’elevato livello è alta circa 32 metri ed ha una circonferenza di quasi 30.

Da sempre punto di riferimento, non solo geografico, per i Castellinesi, la sua mole permette d’individuarla senza incertezze anche da notevole distanza. Dalla sommità si gode un panorama senza eguali, con la veduta di tutta la catena delle Alpi, dal Colle di Cadibona al Monviso ed oltre; non è difficile, inoltre, scorgere, il Monte Rosa e, in talune serate, le luci di Torino.

Degno di particolare attenzione il doppio giro d’archetti, in parte deteriorato dalle intemperie e dal tempo.

Il manufatto costituisce la parte rimanente d’una piccola struttura fortificata che svolgeva, all’interno del sistema difensivo del Marchesato di Ceva, una funzione di controllo della zona, con Ceva, appunto, quale “quartier generale” nell’ambito locale.

Del castello, cui la torre era unita, non restano che poche tracce.

La tradizione locale vuole che, come altre analoghe strutture della zona, sia sorto a difesa dalle invasioni saracene, ma, in realtà, fu edificato per ragioni di controllo feudale del territorio.

Fu proprietà dei Marchesi di Ceva, della famiglia Cattanei, dei Vivalda ed infine dei Pallavicino di Ceva, sino a quando, già in parte diroccato, a fine ‘700, si dice sia stato definitivamente smantellato dal passaggio delle truppe napoleoniche.

Sono tuttora visibili resti d’opere murarie ed un locale ad uso di cisterna, interrato, sul lato posto a nord.

Chi volesse comunque ammirarla da vicino (è possibile con una breve passeggiata, dalla piazza del paese), scoprirà seminascosti dalla rada vegetazione i resti di mura. Da qui potrà spaziare sulle vicinissime montagne del Monregalese.

Queste torri, nella tradizione popolare, sono nate per difendersi dalle scorrerie dei terribili Saraceni, che razziavano partendo dalle loro basi sulle coste del Mediterraneo.

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