Letture golose
Nasce Slow Food Roero dai piccoli produttori una nuova voce per il territorio
Il Roero ha una nuova voce nel mondo Slow Food. Il 28 ottobre 2026, a Pocapaglia, è nata ufficialmente Slow Food Roero APS, una nuova associazione territoriale che coinvolgerà 24 Comuni, con l’obiettivo di valorizzare le produzioni locali, tutelare la biodiversità e promuovere una cultura del cibo più consapevole.
Il presidente della nuova realtà c’è Paolo Pertusio, allevatore e produttore di formaggi, che insieme al fratello Roberto conduce l’azienda agricola I Pastori del Roero, a Santo Stefano Roero.
Ma questa storia non comincia il 28 ottobre. Per comprenderne le origini bisogna tornare indietro di qualche anno, tra pascoli, piccole aziende familiari e incontri tra produttori che condividono una stessa visione.
Un percorso che ha trovato una delle sue espressioni più significative nel Mercato della Terra di Monteu Roero, diventato negli ultimi mesi un importante punto di incontro tra agricoltori e consumatori.
Abbiamo intervistato Paolo per farci raccontare come si è arrivati fin qui e quali opportunità si aprono oggi per il territorio.
PAOLO— In realtà nasce proprio tutto da lì. Nel Roero ci sono tantissime microaziende a conduzione familiare, esattamente come quella mia e di mio fratello.
Sono realtà che spesso non ricevono l’attenzione che meriterebbero. Un po’ perché manca il tempo, un po’ per le difficoltà che comporta gestire una piccola attività agricola.

Per questo credo sia fondamentale dare voce e riconoscimento ai piccoli produttori. Slow Food, da questo punto di vista, è un’opportunità straordinaria: permette di accendere i riflettori su realtà che altrimenti rischierebbero di rimanere nell’ombra.
PAOLO— Noi Pastori del Roero collaboravamo già da anni con il mercato di Monteu, dove si teneva un piccolo appuntamento il mercoledì.
Parlando con il sindaco ci siamo chiesti perché non provare a valorizzare maggiormente queste eccellenze, magari organizzando un mercato domenicale, anche soltanto una volta al mese.
È cominciata così. Per circa un anno abbiamo portato avanti quello che chiamavamo il Mercato delle Eccellenze, coinvolgendo alcuni produttori locali.
L’idea era coinvolgere altre aziende che condividessero la nostra filosofia e trasformare quell’appuntamento in un vero Mercato della Terra.
PAOLO— Ci sono due aspetti fondamentali.
Il primo riguarda le relazioni personali. Quando lavori seguendo una certa filosofia, inevitabilmente finisci per conoscere e frequentare persone che condividono il tuo stesso modo di pensare, anche se producono cose completamente diverse.
È così che nascono amicizie, collaborazioni e occasioni di confronto.
Ma questo, da solo, non basta. Per partecipare a un Mercato della Terra bisogna rispettare un protocollo preciso, con criteri chiari che riguardano il modo di produrre.

Il risultato è una sorta di doppia garanzia per il consumatore: da una parte ci sono i principi di Slow Food, dall’altra il rapporto diretto con il produttore, che si assume personalmente la responsabilità di ciò che porta sul banco.
PAOLO— Sicuramente quella di Elettra, dell’azienda L’Ottavo Sapore.
Elettra arrivava da un mondo piuttosto lontano dall’agricoltura. A un certo punto ha deciso di riprendere in mano la storia della propria famiglia, recuperando la piccola azienda del nonno.
Ha cambiato radicalmente il suo stile di vita, dedicandosi alla produzione agricola e all’ospitalità, con un approccio attento e rispettoso del territorio.
È una storia che mi colpisce molto perché dimostra quanto coraggio possa esserci dietro una scelta di questo tipo.
Quando cresci in una famiglia che fa agricoltura da generazioni, certi meccanismi ti vengono quasi naturali. Per lei, invece, è stato un cambiamento profondo.
E credo sia anche un bellissimo esempio di come nel Roero sia ancora possibile scegliere di fare agricoltura, costruendo qualcosa di proprio e dando continuità alla storia di un territorio.
PAOLO— Credo che la differenza più grande sia il rapporto che si è creato tra noi produttori. È un legame molto forte, che inevitabilmente coinvolge anche il pubblico.
Noi ci ritroviamo, facciamo aperitivo insieme, condividiamo momenti che vanno ben oltre la semplice vendita. E le persone che vengono al mercato percepiscono questa atmosfera.

Chi si ferma al mio banco magari vuole sapere come produco i formaggi, ma poi la conversazione si allarga. Si parla del territorio, del nostro lavoro, delle nostre vite. A volte nascono quasi delle amicizie.
È questo che rende speciale l’appuntamento: non è un passaggio meccanico tra chi vende e chi compra, ma un’occasione per incontrarsi e conoscersi.
PAOLO— Le Condotte Slow Food sono gruppi di soci che decidono di impegnarsi per valorizzare un determinato territorio.
Con Slow Food Roero vogliamo fare proprio questo: cercare, conoscere e sostenere tutte quelle piccole realtà che meritano maggiore visibilità.
E non parliamo necessariamente soltanto di produttori agricoli. Può trattarsi di un’associazione culturale, di un ristorante, di una struttura ricettiva o di qualsiasi altra attività che condivida determinati valori.
L’idea è costruire una rete, creare occasioni di incontro ed eventi capaci di coinvolgere il territorio.
Il cuore di questo percorso, almeno per quanto riguarda la nostra esperienza, è nato a Monteu Roero. Adesso vorremmo allargare questa visione, coinvolgendo sempre più persone e realtà.
PAOLO— Esatto, ed è importante sottolinearlo. Sono tre realtà distinte, ognuna con la propria identità e i propri obiettivi.
La nuova Condotta non nasce per inglobare quello che esiste già, ma per offrire un aiuto ulteriore.

Il nostro compito sarà collaborare con le associazioni, i produttori e le iniziative che già lavorano sul territorio, cercando di creare nuove opportunità e connessioni.
Dobbiamo mettere insieme le energie, senza sovrapporci a quello che gli altri stanno già facendo.
PAOLO— Mi auguro, prima di tutto, che il Roero riesca a rimanere quello che è.
Naturalmente vorrei che aumentassero i visitatori, che sempre più persone imparassero a conoscere questo territorio e le sue eccellenze. Ma non dobbiamo snaturare ciò che siamo per inseguire i numeri.
Le nostre aziende hanno spazi, tempi di lavorazione e quantità di prodotto limitati. Non possiamo e non dobbiamo stravolgere il nostro modo di lavorare soltanto per accogliere più persone.
Credo invece che ci sia un’altra strada.
Molti di noi partecipano a mercati e manifestazioni in giro per l’Italia. Sarebbe bello riuscire, nel tempo, a invertire almeno in parte questa dinamica: anziché dover portare continuamente i nostri prodotti altrove, fare in modo che siano le persone a venire a conoscerci qui.
PAOLO— Esattamente. Credo che possiamo continuare a sviluppare l’accoglienza e far conoscere il Roero senza compromettere il territorio e il nostro modo di lavorare.
È una questione di equilibrio.
Se riusciamo a creare occasioni di incontro, dialogo e scambio, valorizzando quello che abbiamo, possiamo costruire qualcosa di importante senza dover diventare diversi da ciò che siamo.

La nascita di Slow Food Roero apre un nuovo capitolo per un territorio che, attraverso le sue piccole realtà, continua a dimostrare quanto valore possano avere la collaborazione e la condivisione di una visione comune.
Un percorso che parte da gesti quotidiani, dal lavoro nei campi e dalle storie di chi ha scelto di restare, tornare o ricominciare.
E che trova una delle sue espressioni più genuine proprio tra i banchi del Mercato della Terra di Monteu Roero, in programma ogni prima domenica del mese, dalle 9:00 alle 13:30, in Piazza Roma.