Letture golose

Liseriet Un vitigno riscoperto

Ottobre 26, 2026
Lorenzo Tablino

L’Italia possiede il maggior numero di vitigni autoctoni e, pertanto, una ricca biodiversità ampelografica.

Invero nel secolo scorso erano coltivati molti vitigni, ma l’arrivo dei tre flagelli nel secolo XIX, oidio, peronospora e fillossera, unitamente alla riduzione della superficie vitata e ad altre cause, ne ha diminuito sensibilmente il numero.

Prendiamo in esame un vitigno, il liseriet, ben ricordato da anziani viticoltori della valle Bormida.

Era un’uva piccola, con buona acidità, utilizzata soprattutto come uva da tavola.

Paolo Crema

Ma sino al secolo scorso rimase confinato in una piccola area, nella val Bormida Cuneese e Savonese.

Si interessarono al liseriet alcuni professori della scuola enologica di Alba, ma puramente a scopo didattico.

D’altronde la superficie vitata era veramente piccola, limitata a pochi filari o qualche pergola a uso famigliare, le caratteristiche “topie”.

Solamente nel 2018 il liseriet è stato iscritto nel registro nazionale varietà uve italiane.

Nel 2025 è autorizzata la coltivazione in Piemonte. Nell’ottobre 2025 risultano attivi vigneti per ha 2,43.

Sono dati emersi in un interessante incontro a Bossolasco, in data 6 ottobre 2026, dal titolo significativo: Liseriet, il ritorno del vitigno delle montagne, con interventi di Stefano Raimondi, ampelografo presso l’università di Torino, Matteo Fenoglio, Associazione Produttori, Sergio Germano, promotore del progetto e Sergio Miravalle, giornalista. È seguita una degustazione di liseriet, abbinata a prodotti del territorio di Langa.

Inoltre è stato presentato il Progetto Liseriet, sviluppato da un’associazione di produttori, con lo scopo di valorizzarlo e diffonderlo. Nel 2027 dovrebbe essere posta in commercio la prima bottiglia di Liseriet, ma in versione spumante.

Liseriet: degustazione e abbinamenti

Alla vista si presenta brillante, con le caratteristiche nuance giallo paglierino, con riflessi verdolini, buona la viscosità.

All’olfatto si evidenziano, in primis, note sensoriali di fruttato ed erbaceo, non mancano, proseguendo l’esame olfattivo, profumi di nocciola e salvia.

Al gusto il liseriet è persistente, piacevole, con la spiccata prevalenza di acidità, il retrogusto è piacevolmente ammandorlato.

Il liseriet si apprezza ad una temperatura sui 10 gradi, utilizzando bicchieri ISO, oppure a calice.

A tavola trova abbinamenti con affettati, formaggi leggermente stagionati, robiola, cucina di mare.

Può evolvere per 3–4 anni, se la bottiglia è conservata in condizioni ottimali, ma è consigliato berlo dopo un anno.