Letture golose

Costigliole Ride and Wine Il territorio si scopre pedalando

Luglio 24, 2026
Nicolas Roncea

Ci sono territori che chiedono di essere attraversati, e Costigliole d’Asti è sicuramente tra questi: le sue colline cambiano a ogni curva, così come i filari, che disegnano geometrie sempre diverse e, dietro ogni vino, ci sono persone, vigne e cantine che nessuna cartolina può raccontare fino in fondo.

Il progetto propone sette itinerari cicloturistici e quattordici appuntamenti fino all’autunno.

Costigliole Ride and Wine nasce proprio per accorciare questa distanza: non limitarsi a mostrare il paesaggio, ma permettere di entrarci dentro, pedalata dopo pedalata e sorso dopo sorso.

Il progetto propone sette itinerari cicloturistici e quattordici appuntamenti fino all’autunno. Si parte dal Castello di Costigliole, si pedala con una guida tra vigneti, borgate e punti panoramici e ci si ferma nelle aziende per incontrare i produttori, degustare e condividere un light lunch.

A promuoverlo è l’associazione Noi di Costigliole – Produttori di Barbera, che riunisce 33 produttori di vino e due distillerie.

Per capire da dove nasce l’idea, che cosa la rende diversa da una normale escursione in e-bike e quale ambizione porta con sé, siamo andati a trovare al Bricco Lu, il presidente Lorenzo Gozzelino.

Lorenzo, partiamo da un’immagine: che cosa succede quando un partecipante arriva al Castello di Costigliole?

Lorenzo — La giornata comincia al Castello, che è il nostro punto di ritrovo e un po’ il simbolo del paese. Da lì parte un percorso ad anello: la guida cicloturistica accompagna il gruppo per l’intera esperienza e, lungo il tragitto, si incontrano tre realtà produttive. Sono previste due degustazioni e una sosta per il light lunch, poi si rientra al Castello nel tardo pomeriggio.

La sequenza delle tappe racconta solo una parte dell’esperienza. Il bello è ciò che accade tra una cantina e l’altra: si attraversano i vigneti, si scoprono strade secondarie, borgate e scorci che spesso sfuggono anche a chi abita vicino. Non è una serie di assaggi messi in fila, è una giornata intera dentro il territorio.

Vista da fuori, la formula sembra quasi inevitabile: bici, colline e vino. In realtà da dove nasce l’idea?

Lorenzo — Nasce da un’esperienza precedente, più piccola, di e-bike in vigna. L’idea piaceva, ma il modello organizzativo era fragile: bastava il maltempo per provocare cancellazioni, mentre i costi di noleggio delle biciclette restavano.

Invece di abbandonare tutto, abbiamo provato a capire che cosa non funzionava e a riprogettare la proposta. Abbiamo allargato il progetto al territorio, previsto più date, coinvolto le cantine a rotazione e lavorato per gestire la logistica in modo più diretto.

Da un singolo giro in vigna siamo passati a una rete di percorsi e aziende: è lì che Ride and Wine ha trovato la sua forma.

Perché proprio la bicicletta? Che cosa permette di capire di Costigliole che dall’auto si perderebbe?

Lorenzo — La bici ha il ritmo giusto. È abbastanza veloce da collegare zone diverse, ma abbastanza lenta da farti accorgere di come cambia il terreno, del profumo di una vigna o di una cappella votiva.

In auto molti dettagli restano fuori dal finestrino. A piedi, invece, sarebbe difficile coprire la stessa distanza in una giornata.

L’e-bike, consigliata per affrontare con più tranquillità i dislivelli, rende l’esperienza accessibile anche a chi non è un ciclista allenato. Qui la pedalata è un mezzo, non una prestazione sportiva: serve a entrare nel paesaggio.

Nel nome ci sono il viaggio e il vino. Eppure, ascoltandoti, sembra che il terzo elemento decisivo siano i produttori.

Lorenzo — È proprio così. I produttori non aspettano semplicemente il gruppo dietro al banco di degustazione: lo accompagnano tra i filari e raccontano in prima persona ciò che si vede.

Una vigna cambia completamente quando chi la coltiva ti spiega perché è stata impiantata lì, quali difficoltà comporta una certa esposizione o quale storia familiare è legata a una cantina.

Il visitatore non incontra soltanto un’etichetta, ma il lavoro che c’è dietro un prodotto, una storia.

Il visitatore non incontra soltanto un’etichetta, ma il lavoro che c’è dietro un prodotto, una storia. Questo rapporto diretto è la parte più autentica del progetto e anche quella che non si può riprodurre con una semplice traccia GPS.

Sette percorsi, ciascuno con un nome e un’identità. Perché non creare semplicemente sette tracce numerate?

Lorenzo — Perché ogni itinerario racconta un volto diverso. Radici di Pietra parla del legame con i borghi e le architetture più antiche, Colori Vivi incontra la creatività e i murales, Onde di Vigna segue il movimento dei filari, Panorami Aperti porta lo sguardo lontano, fino al Monviso.

Grande Pausa invece, ruota attorno alla Big Bench del Bricco Lu mentre Oltre le Mura intreccia paesaggio, biodiversità e luoghi simbolici. Infine, Rintocchi Antichi attraversa cappelle votive e memoria contadina.

Giovanni Chiera di Granda Bike Tour, è colui che dobbiamo ringraziare per il lavoro straordinario che ha fatto nel tracciare i percorsi conoscendo davvero queste colline. Dare loro un nome significa offrire una scelta narrativa, non solo chilometrica: ognuno può partire dal tipo di territorio che desidera incontrare.

Il progetto risolve anche un problema dell’enoturismo: arrivare sul territorio e trovare le cantine chiuse.

Lorenzo — Sì, ed è un aspetto meno romantico ma fondamentale. Chi visita una zona vinicola, soprattutto nel fine settimana, non sempre sa quali aziende siano aperte o disponibili ad accoglierlo. Con Ride and Wine le aperture sono programmate: in una determinata data le cantine coinvolte sanno che arriverà un gruppo e possono prepararsi nel modo giusto.

Per un produttore fa una grande differenza sapere in anticipo se dovrà accogliere cinque persone o un gruppo più numeroso; per il turista significa non affidarsi al caso. Vogliamo che questa rotazione diventi una garanzia di accoglienza e, nel tempo, una buona abitudine per tutto il territorio.

Per arrivare fin qui è stato necessario convincere aziende molto diverse a muoversi nella stessa direzione. È stata la parte più difficile?

Lorenzo — Mettere insieme tante realtà non è mai automatico. La nostra associazione è nata circa sei anni fa proprio con l’obiettivo di unire i produttori e dare più forza alla Barbera di Costigliole.

All’inizio, davanti a un progetto nuovo, qualche titubanza è normale: richiede tempo, presenza e la disponibilità ad aprire le porte del proprio lavoro.

L’adesione delle aziende più strutturate ha dato fiducia anche alle altre e oggi sono oltre venti le realtà direttamente coinvolte in Ride and Wine. La cosa importante è che lavorare insieme non cancella le differenze: ogni cantina conserva il proprio carattere e la propria anima, ma il territorio diventa più riconoscibile quando riesce a presentarsi con una voce comune.

Chi è il partecipante ideale? Bisogna essere più appassionati di ciclismo o di vino?

Lorenzo — Non serve scegliere. Il progetto è pensato per chi ama pedalare, per chi è curioso di vino e prodotti locali e, soprattutto, per chi cerca un modo diverso di conoscere un territorio.

Si può partecipare con la propria bicicletta, anche se l’e-bike è consigliata, oppure scegliere la formula che comprende il noleggio.

Si può partecipare con la propria bicicletta, anche se l’e-bike è consigliata, oppure scegliere la formula che comprende il noleggio. Non cerchiamo necessariamente sportivi: cerchiamo persone interessate a prendersi una giornata, fermarsi, ascoltare e assaggiare.

Anche chi conosce già Costigliole può scoprire strade e aziende mai visitate. Il valore sta proprio nell’unire pubblici che spesso viaggiano separati: cicloturisti ed enoturisti.

La prima stagione vi ha già messo davanti a qualche ostacolo. Che cosa vi sta insegnando?

Lorenzo — Ci sta insegnando che un progetto outdoor deve sapersi adattare. Il caldo intenso ha pesato su alcune delle prime date e ci sono state cancellazioni; i numeri iniziali non sono sempre stati quelli che speravamo. Ma è proprio una prima stagione a dirti che cosa correggere.

Stiamo ragionando, per esempio, su formule più brevi nei periodi più caldi: una mattinata con pranzo oppure un’esperienza che inizi dal pranzo e prosegua nel pomeriggio. Il format della giornata intera resta molto bello, specialmente nelle stagioni più miti, ma la flessibilità può aiutarci ad accogliere più persone senza snaturare il progetto.

L’ambizione, quindi, va oltre il calendario di quest’anno. Dove vorreste arrivare?

L’obiettivo più grande è fare del paese un punto di riferimento per l’enoturismo nell’Astigiano.

Lorenzo — Vorremmo arrivare a una proposta riconoscibile e continuativa, fino ad avere quasi ogni domenica un’occasione per scoprire Costigliole attraverso le sue cantine. L’obiettivo più grande è fare del paese un punto di riferimento per l’enoturismo nell’Astigiano.

Quando si nominano Barolo o Barbaresco, molte persone associano subito quei luoghi a un’esperienza precisa; non si tratta di copiarli, ma di costruire anche qui un’identità forte, legata alla Barbera d’Asti, al nostro paesaggio e al modo in cui sappiamo accogliere.

Se arrivano visitatori, il beneficio non riguarda soltanto le cantine: coinvolge ristoranti, strutture ricettive, negozi e tutta la comunità.

Quando un partecipante torna al Castello a fine giornata, che cosa vorresti portasse con sé?

Lorenzo — Vorrei che ricordasse le persone prima ancora delle bottiglie. Che sapesse collegare un vino a un volto, a un filare, a una storia ascoltata lungo la strada.

Naturalmente speriamo che racconti l’esperienza, che condivida una foto, lasci una recensione e consigli Costigliole ad altri. Ma il risultato più bello sarebbe vederlo tornare, magari per visitare con più calma una delle aziende incontrate o per provare un altro dei sette percorsi.

Se si riparte con una bottiglia nel bagaglio e un pezzo di territorio nella memoria, allora Ride and Wine ha fatto davvero il suo lavoro.