Arte e cultura

Il noce magico di Monasterolo Casotto nel nuovo libro di Bruno Vallepiano

Giugno 8, 2026

In alcuni luoghi le storie sembrano arrivare prima delle parole. Si depositano nei boschi, nei sentieri, negli alberi che resistono al tempo e nelle voci di chi, generazione dopo generazione, continua a raccontare.

Monasterolo Casotto è uno di questi luoghi: un piccolo paese del Monregalese dove la montagna non è soltanto paesaggio, ma memoria viva, presenza, materia narrativa.

È qui che nasce e prende forma Il noce magico – storie di masche e di incantesimi, il nuovo libro di Bruno Vallepiano, che sarà presentato domenica 14 giugno 2026 al Santuario di San Colombano.

Per avvicinarci al libro e all’evento abbiamo intervistato l’autore, cercando di capire da dove arrivi questa storia e perché, ancora oggi, le leggende legate alle masche riescano a parlarci con tanta forza.

Ne è emerso un racconto che intreccia territorio, tradizione orale, immaginazione e memoria popolare.

Il Noce di San Giovanni: un albero reale diventato leggenda

Al centro del libro c’è il Noce di San Giovanni, una pianta rara alla quale sono attribuite caratteristiche singolari, tanto da essere considerata, nel sentire popolare, una pianta quasi magica.

La sua particolarità è quella di apparire per lungo tempo spenta, rinsecchita, quasi priva di vita, per poi risvegliarsi all’improvviso all’inizio di giugno, in prossimità della festa di San Giovanni.

Da questo dettaglio reale prende forma l’immaginazione narrativa. L’albero, già di per sé carico di suggestione, diventa il centro di una storia in cui il confine tra ciò che è accaduto, ciò che è stato tramandato e ciò che potrebbe essere soltanto sogno si fa sempre più sottile.

Non è difficile capire perché un noce simile abbia alimentato racconti e credenze: nel mondo contadino, gli alberi non erano mai soltanto alberi. Erano punti di riferimento, luoghi d’incontro, presenze capaci di custodire segreti.

Secondo la tradizione, attorno a piante come questa potevano muoversi figure misteriose, presenze femminili legate alla notte, alla natura e al soprannaturale.

Il paese come personaggio del racconto

Uno degli aspetti più interessanti emersi dall’intervista con Bruno Vallepiano riguarda il ruolo di Monasterolo Casotto all’interno del libro.

Le strade, le borgate, il torrente Casotto, i versanti che salgono verso il Bric di Valtardita e il Bric del Monte non sono soltanto coordinate geografiche: sono elementi narrativi che danno corpo e atmosfera alla vicenda.

Il protagonista del libro sale lungo la strada che dal torrente conduce verso le borgate alla ricerca del misterioso noce. Ad accompagnarlo c’è un’anziana donna, apparsa su una soglia che sembrava appartenere a una casa disabitata da decenni.

Crediti foto: trekking.it

È lei a guidarlo dentro il racconto, intrecciando memorie, leggende e apparizioni: l’acqua di San Giovanni, le masche, le faje, la storia tragica di Gualtiero e Ginevra.

In questo cammino, Monasterolo Casotto diventa un luogo letterario senza smettere di essere reale. Chi conosce il paese potrà ritrovare scorci, pendenze, atmosfere.

Masche, faje e racconti tramandati nelle veglie

Le masche sono figure centrali nell’opera di Bruno Vallepiano, che nel corso degli anni ha dedicato diversi libri a questo tema, raccogliendo storie e testimonianze legate alla tradizione orale piemontese.

Nell’immaginario comune, le masche vengono spesso liquidate come streghe da fiaba, personaggi per spaventare i bambini o colorare i racconti d’inverno. Ma dietro queste figure si nasconde qualcosa di più complesso.

Per Vallepiano, le masche sono anche il riflesso di una memoria storica. Rimandano a un tempo in cui certe donne, certe conoscenze e certe diversità venivano guardate con sospetto, perseguitate, trasformate in paura collettiva.

Le leggende nate intorno a loro sono arrivate fino a noi attraverso la voce degli anziani, i racconti nelle stalle, le veglie contadine, i momenti di lavoro condiviso in cui narrare era un modo per stare insieme, trasmettere valori, dare forma all’invisibile.

Accanto alle masche, nel libro compaiono anche le faje, presenze legate a una dimensione più luminosa e protettiva.

Il conflitto tra queste forze attraversa la storia di Gualtiero e Ginevra, due figure che incarnano amore, desiderio, tentazione e perdita.

Gualtiero, giovane cacciatore, osa sfidare la terribile Masca Ruella, custode di un tesoro nascosto nella montagna. Ma il desiderio di ricchezza e il tradimento della protezione ricevuta scatenano una furia primordiale, destinata a lasciare un segno nel paesaggio e nella memoria.

La scrittura di Bruno Vallepiano: emozione prima della filologia

Nel raccontare la nascita del libro, l’autore insiste su un punto importante: il suo obiettivo non è quello di costruire una ricerca filologica o un trattato sulle tradizioni popolari, ma di trasmettere un’emozione.

La sua scrittura cerca la chiarezza, la scorrevolezza, il piacere del racconto. Vuole accompagnare il lettore dentro una storia che possa essere letta con naturalezza, ma che lasci dietro di sé una suggestione profonda.

Questo non significa superficialità. Al contrario, dietro la semplicità dello stile c’è un lungo lavoro di ascolto, spesso intervistando persone anziane, custodi di racconti che altrimenti sarebbero scomparsi.

Nel libro, questa materia viene rielaborata in forma narrativa, trovando un equilibrio tra documentazione, invenzione e radicamento territoriale.

Anche l’uso di alcune espressioni dialettali va in questa direzione. Non si tratta di costruire un testo difficile o chiuso, ma di restituire un sapore, una voce, una traccia di autenticità.

Un pomeriggio tra realtà e incanto

Partecipare alla presentazione di questo libro significa fare qualcosa di più che assistere a un incontro letterario. Significa entrare in una storia nel suo luogo d’origine, ascoltare un autore che ha trasformato un albero reale in racconto, e scoprire come le leggende possano ancora avere un ruolo vivo nella lettura del territorio.

Si parla di masche e incantesimi, certo, ma anche di desiderio, amore, colpa, memoria e radici.

Domenica 14 giugno, Monasterolo Casotto diventerà quindi il punto d’incontro tra libro e paesaggio, tra tradizione e immaginazione, tra chi racconta e chi ascolta.

Un’occasione per conoscere Bruno Vallepiano, scoprire il suo nuovo lavoro e lasciarsi guidare, almeno per un pomeriggio, lungo quella strada sottile che separa la realtà dalla leggenda.