Castellinaldo - La Chiesa di San Servasio

La chiesa di San Servasio

Castellinaldo - La Chiesa di San Servasio

Castellinaldo – La Chiesa di San Servasio

Castellinaldo - Chiesa di San Servasio

Castellinaldo – Chiesa di San Servasio

Castellinaldo – Emblematico “luogo alto” riconoscibile da lontano nell’orizzonte del Roero, il “bric” su cui sorge la chiesa di San Servazio domina antichi percorsi e si colloca entro l’antico patrimonio franco-alemanno.

Il santo titolare, vissuto nel IV secolo, si era segnalato nella lotta antiariana e fu specialmente onorato dai Franchi: ciò conforterebbe l’introduzione in zona del suo culto a cavallo fra l’VIII secolo e il successivo e l’inclusione della strategica posizione della sua chiesa nell’area del patrimonio fondiario franco-alemanno.

La chiesa è citata a partire dal 1399, quando Margherita, vedova di Antonio Malabaila consignore di Castellinaldo, dispone per un legato ad essa e a quella sottostante di S. Pietro “de Zurzono”, ossia “di Sorsono”.

Due secoli dopo, nel 1581, la chiesa viene ornata di affreschi, quasi certamente ad opera della Comunità, senza tuttavia escludere contributi da parte signorile.

Si trattava infatti di un sito pubblico, come ben si ricava da una querela sporta il 2 giugno 1582, quando il procuratore fiscale del luogo accusa due sudditi di aver affisso “in locis publicis” – cioè al muro del forno e a quello della chiesa di S. Servasio – un libello diffamatorio (o “papardella”) contro un altro suddito di Castellinaldo.

Il fatto era accaduto la domenica “grassa” (ultima di carnevale) ed era stato notato anche da un notaio e dal consignore Giovanni Angelo Malabaila, che a S. Servasio si erano recati a passeggio, una conferma che la spianata della chiesa era una delle località più frequentate. Il catasto figurato di fine ‘700 conferma l’appartenenza della chiesa al Comune.

Il vescovo Broglia, in visita nel 1626, giudica che l’edificio “bene se habet”.

Oltre un secolo dopo, nel 1742, la relazione sulla diocesi definisce la chiesa “molto antica” e la descrive ad una navata frammezzata da due pilastri e di forma semiovata.

All’epoca la chiesa non ha ancora campanile ma è già fornita di un porticato avanti, sul quale si trova l’abitazione del “romito”; sopra l’abitazione si trova una piccola campana di un rubbo e mezzo (circa 14 kg) di peso.

Il campanile fu costruito in seguito.

Crediti Foto: Ecomuseo delle Rocche e del Roero

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