Arte e cultura
Castello di Govone Un progetto che tiene insieme le generazioni
Tra le sale della residenza sabauda, una nuova generazione affianca i volontari storici e rinnova un legame costruito nel tempo. A Govone, prendersi cura del castello significa anche scegliere di restare parte della propria comunità.
Il Castello Reale di Govone, prima fortezza, poi dimora dei conti Solaro e residenza di villeggiatura dei Savoia, dal 1897 è proprietà del Comune e, nel corso del Novecento, ha accolto uffici, scuole, feste, concerti e iniziative varie.
Le sue sale non custodiscono soltanto la storia di una corte: conservano anche i ricordi quotidiani di generazioni di govonesi
Oggi quel rapporto continua grazie a una comunità che si prende cura del castello e lo mantiene accessibile. Accanto a una cinquantina di volontari storici, in gran parte pensionati, c’è un gruppo di una decina di ragazzi tra i 20 e i 25 anni.
Il loro impegno racconta una Govone meno scontata: un piccolo centro in cui le nuove generazioni non guardano al patrimonio come a qualcosa di distante, ma come a un luogo nel quale riconoscersi e lasciare il proprio segno.
Per chi è nato a Govone, il castello non è mai stato soltanto un edificio da ammirare.
Il parco è stato luogo di passeggiate e giochi, le stanze hanno ospitato la scuola, gli spazi sono diventati lo scenario di manifestazioni, incontri e ricordi familiari.

Quando un bene storico entra nella memoria personale, prendersene cura non significa soltanto difendere un patrimonio artistico: significa proteggere una parte della propria storia.
L’Associazione Govone Residenza Sabauda, nata nel 2015 per gestire, valorizzare e promuovere la residenza, lavora dentro una rete molto più ampia di associazioni e persone. In un paese di circa 2.200 abitanti, il castello vive perché la comunità continua a considerarlo una responsabilità condivisa.
Fino al 1997, all’interno del castello trovavano posto l’asilo e le scuole elementari. Molti dei volontari di oggi hanno imparato a leggere, scritto i primi temi e trascorso la ricreazione in quegli ambienti.
Il trasferimento delle scuole in un altro edificio interruppe quella frequentazione quotidiana. Riavvicinare i giovani è servito proprio a ricucire quel filo, dando loro nuove ragioni per entrare, fermarsi e sentirsi di casa.
Il contributo dei giovani volontari è molto concreto. Affiancano le persone che da anni garantiscono l’apertura del castello, aiutano in biglietteria, accolgono i visitatori e mettono a disposizione le proprie competenze linguistiche.
Con la crescita del pubblico internazionale, saper comunicare in altre lingue è diventato particolarmente importante. Dietro una visita ben riuscita ci sono quindi gesti piccoli ma essenziali, spesso invisibili a chi attraversa le sale.

Questi ragazzi non arrivano da un progetto calato dall’alto. Sono tutti di Govone e molti partecipano già ad altre attività del paese. Il loro volontariato nasce dentro famiglie abituate a collaborare e dentro una rete locale nella quale offrire tempo è ancora un modo naturale di appartenere a una comunità.
Non sono semplicemente “una mano in più”: portano competenze diverse e permettono al castello di dialogare con un pubblico e con strumenti che cambiano.
Nonni e nipoti fanno volontariato fianco a fianco. Si confrontano, si aiutano e affrontano lo stesso turno con esperienze differenti. Da una parte c’è chi conosce da decenni ogni abitudine del luogo; dall’altra chi ha maggiore familiarità con tecnologia, lingue e nuovi modi di comunicare.
È in questo scambio che la parola “tradizione” ritrova il suo significato più vitale, nella consegna da una generazione all’altra
I volontari storici trasmettono memoria, attenzione e senso di responsabilità; i più giovani aggiungono energie, domande e prospettive.
Il castello resta riconoscibile proprio perché continua a cambiare insieme alle persone che lo abitano.
Perché i ragazzi rimangano, occorre che sentano di poter incidere davvero. Govone Residenza Sabauda organizza a questo scopo, più volte all’anno, un incontro con i giovani volontari: un momento per capire che cosa funziona, che cosa andrebbe cambiato e quali nuove attività potrebbero essere sviluppate.

Le loro idee sono importanti, vengono ascoltate e, quando una proposta prende forma, sono spesso gli stessi ragazzi a mettersi in gioco per realizzarla.
È forse questa la lezione più interessante anche per altri piccoli paesi. Chiedere ai giovani di entrare in un’organizzazione già definita, limitandosi a eseguire compiti, rischia di trasformare il volontariato in un dovere.
Lasciare invece spazio alle loro idee crea partecipazione. Ogni generazione osserva i luoghi con occhi diversi: accettare quello sguardo non indebolisce l’identità di un paese, ma le permette di restare viva.
Il periodo più intenso va da marzo a giugno, quando il calendario si riempie di mostre, concerti e appuntamenti come Tulipani a Corte e Regalmente Rosa.
A questi si affiancano i filoni culturali sviluppati negli anni: Govone Arte, dedicato anche alla creatività contemporanea; Govone Smart Music, con concerti e momenti di guida all’ascolto; Govone On Stage, nato per portare il teatro dal vivo nella residenza.

La Biblioteca Popolare, custodita tra le mura del castello con oltre diecimila volumi, aggiunge incontri, letture e occasioni di aggregazione. In quelle settimane il volontariato diventa una macchina discreta ma indispensabile: accogliere, orientare, risolvere imprevisti, accompagnare pubblici diversi.
In autunno il castello sceglie invece di non sovrapporre troppe iniziative a un territorio già affollato dagli appuntamenti legati alla Fiera del Tartufo mentre durante il periodo natalizio il movimento torna a crescere.
Anche questa misura racconta una visione attenta, interessata non soltanto ad aumentare i numeri, ma a costruire un turismo sostenibile e compatibile con la vita del paese.