Stefano Aprile, trifulao albese, presso la trifulaia didattica al Ristorante Il Vigneto di Roddi

L’ambiente e le piante da tartufi

Stefano Aprile, trifulao albese, presso la trifulaia didattica al Ristorante Il Vigneto di Roddi

Stefano Aprile, trifulao albese, presso la trifulaia didattica al Ristorante Il Vigneto di Roddi

L’ambiente ideale del tartufo bianco d’Alba è il bosco di querce, ma lo si può trovare anche lungo sponde di corsi d’acqua o fossati popolati di salici e di pioppi, nei giardini e nei viali di tigli.

Ovviamente occorre un terreno adatto: ideale è quello calcareo, oppure argilloso-calcareo con presenza di silice. Ha pure importanza l’altitudine: è molto raro oltre i 600-700 metri.

Ma il tartufo è imprevedibile: può nascere ovunque si trovi l’apparato radicale di un albero ad esso congeniale, anche in una vigna, dove un palo di salice o di quercia abbia attecchito grazie alle risorse infinite della natura. I terreni umidi, ricchi di vegetazione, poco esposti al sole sono però i più adatti, i più ricchi di sorprese.

La provincia di Cuneo ha un ambiente tartufigeno per eccellenza e di gran pregio, la cui delimitazione può essere solo approssimativa. La linea di confine, molto labile, coincide con l’autostrada Torino-Savona sino a Ceva e con il fiume Tanaro, in sponda destra, da Ceva al confine con la provincia di Imperia. Tipiche e pregiate sono le colline del Roero che si delineano ai margini della pianura torinese, la Langa albese e monregalese e la zona del Cebano.

Le piante che producono tartufo sono:

  • querce
  • tigli
  • pioppi
  • salici (selvatici e domestici)
  • gure
  • nocciole selvatiche
  • sambuchi
  • sanguin (che vanno in simbiosi con le radici di altre piante).
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