Cesare Pavese

Intervista a Salvatore Renna. Rileggere oggi Cesare Pavese

Salvatore Renna, classe 1991, è ad oggi Dottorando presso l’Università di Bologna.

Nel 2016 si è laureato a pieni voti presso l’Università di Torino discutendo una tesi su Cesare Pavese, nella quale ha ricostruito il travaglio spirituale dello scrittore di Santo Stefano Belbo tra l’autunno del 1943 e la primavera del 1945 e la contemporanea genesi dei Dialoghi con Leucò; ne troverete qui la recensione.

Lo intervistiamo per porgli alcune domande sull’opera dello scrittore e per sentire il parere non soltanto di un lettore appassionato, ma anche di un promettente giovane ricercatore.

1. Qual è oggi, dopo centodieci anni dalla sua morte, l’eredità che Pavese ci ha lasciato?

Da un punto di vista biografico credo che l’operato del Pavese redattore sia, ancora oggi, un grandissimo esempio di lavoro serio e partecipato, uno straordinario mix di abnegazione e passione editoriale che rese grande l’Einaudi del dopoguerra e che può ancora insegnare tanto sull’importanza di chi crea cultura.

Da un punto di vista letterario, penso invece che, sebbene ogni tanto la distanza temporale si faccia sentire, le pagine di Pavese riescano ancora a essere la sincera trasposizione dell’esperienza di un uomo tormentato in un periodo complesso della Storia, congiunzione che lo rende ancora una lettura importante (e appassionante).

2. Pensi che dalla sua opera i giovani possano trarre un messaggio?

Forse più che un messaggio morale o di altro tipo possono riconoscervi, come ha scritto Ernesto Ferrero, “una specie di fratello maggiore, qualcuno che sapeva dar voce agli stati d’animo dei miei vent’anni”.

L’urto, talvolta lacerante, che le passioni hanno in tutta l’opera di Pavese, così come il suo costante tentativo di venire a patti con la vita e di trovare il senso profondo dell’esistenza ne fanno un autore incredibilmente vicino a molti tormenti della gioventù.

Sono abbastanza convinto che chi si è innamorato di Pavese lo abbia fatto durante l’adolescenza; e anche se forse alcuni passaggi si sono chiariti tempo dopo, l’amore viscerale nasce in quegli anni.

langhe

3. Che importanza ha il paesaggio langarolo nelle pagine di Pavese? Pensi che abbia avuto un ruolo preponderante nella sua produzione?

Assolutamente sì, è centrale in tutta l’opera. Dalle prime opere sino a quelle apparentemente più lontane dalle Langhe, le colline sono sempre presenti.

E in questa continua presenza – talvolta esplicita, talvolta leggermente celata – il paesaggio sconfina sempre in qualcos’altro di metafisico, religioso, mitico.

Il dato paesaggistico viene quasi sempre trasceso nella sua dimensione concreta, divenendo qualcosa che assume significati ulteriori: le colline delle Langhe sono davvero il centro attorno cui ruota tutta la poetica di Pavese.

4. Perché, tra tanti autori, hai scelto proprio Pavese per il tuo lavoro di ricerca?

Era un autore che amavo dai tempi del liceo. Son cresciuto in una casa in cui, fortunatamente, c’era tutta la sua opera: è stato facile leggerla, innamorarsene e cercare di comprenderla in profondità.

Il lavoro di ricerca della tesi è stata l’occasione per trasformare una passione in un “lavoro”, che forse è quanto dovrebbe accadere in ogni ricerca umanistica.

Dialoghi con Leucò - Cesare Pavese

Dialoghi con Leucò – Cesare Pavese

5. Potresti raccontarci in breve la tua esperienza da tesista?

Dopo la prima “classica” parte di recupero e studio della bibliografia, la ricerca si è concentrata sull’archivio della Biblioteca Civica di Casale Monferrato, dove ho cercato di ricostruire le letture compiute da Pavese tra il 1943 e il 1945.

Dopo essere giunto a qualche piccolo risultato, ho cercato di dimostrare in che modo le letture compiute in un periodo così importante avessero potuto condizionarne le scelte poetiche, relative soprattutto al successivo recupero del mito, realizzatosi compiutamente nei Dialoghi con Leucò del 1947.

6. Se ti chiedessi di lasciare un invito alla lettura dei Dialoghi con Leucò, cosa diresti?

In uno dei dialoghi Orfeo dice che “è necessario che ciascuno scenda una volta nel suo inferno”.

I Dialoghi sono ciò che Pavese ha scritto dopo la sua lunga discesa all’inferno, un bilancio esistenziale intessuto nel linguaggio del mito: tra i suoi dèi ed eroi ci ritroviamo tutti, uomini.

Intervista con risposta per via scritta il 31/01/2018.

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