Andar per Langa

Fiera del Tartufo 2026 Axel Iberti racconta le “Autentiche Relazioni” tra Alba e il territorio

Ottobre 8, 2026
Nicolas Roncea

La 96ª Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba attraverserà nove settimane di appuntamenti, esperienze, cultura e folklore, mettendo ancora una volta il Tuber Magnatum al centro di un racconto che va ben oltre il prodotto.

Il tema scelto per il 2026 è “Autentiche Relazioni”: quelle tra uomo e natura, tra trifolao e bosco, tra città e territorio, tra le Langhe e il resto del mondo.

A guidare l’Ente Fiera è, dall’inizio del 2025, Axel Iberti, albese, classe 1979, con un percorso professionale che ha attraversato comunicazione, turismo, design e management. Eletto presidente nel gennaio 2025, Iberti ha fin dall’inizio indicato tra le proprie priorità l’apertura internazionale della manifestazione e un ruolo più ampio dell’Ente nella promozione del territorio durante tutto l’anno.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere sulla Fiera e quale idea di territorio c’è dietro il programma di quest’anno.

Siamo alla 96ª edizione della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba. Quali sono le principali novità che troverà il pubblico quest’autunno?

AXEL — Più che una singola novità, quello che stiamo cercando di fare è costruire un’esperienza sempre più completa. Il Tartufo Bianco d’Alba rimane naturalmente al centro, ma intorno a lui vogliamo creare occasioni di conoscenza, incontro e scoperta.

Il Mercato Mondiale si presenta in veste rinnovata, con format che permettono di entrare maggiormente in contatto con la cucina, il vino e le persone che li raccontano.

Formule diverse, che hanno un elemento comune: ridurre la distanza tra chi possiede una competenza e chi vuole avvicinarsi a quel mondo. Non vogliamo soltanto mostrare delle eccellenze, ma dare alle persone gli strumenti per conoscerle.

Il tema scelto quest’anno è “Autentiche Relazioni”. Che cosa significa concretamente?

AXEL — Significa innanzitutto rimettere al centro le persone e i luoghi nei quali il tartufo nasce e si svela. I primi protagonisti sono i trifolao. Il Capodanno del Tartufo, che abbiamo voluto portare in piazza per il secondo anno consecutivo, nasce proprio da questa idea: quasi 200 trifolao e tabui provenienti dal Piemonte riuniti ad Alba per dare inizio alla stagione della cerca.

Alba è riconosciuta a livello internazionale come capitale del tartufo, ma questa leadership ha senso proprio perché dietro c’è una comunità che custodisce un sapere.

Il lavoro dei trifolao non si limita alla cerca: c’è la cura del bosco, la pulizia, la messa a dimora degli alberi, la trasmissione delle conoscenze da una generazione all’altra. Solo l’associazione dei trifolao di Alba ha piantato oltre mille alberi negli ultimi anni.

Significa fare educazione ambientale dal basso, tutelare la biodiversità e contribuire concretamente a contrastare erosione del suolo e cambiamento climatico. La relazione autentica, in fondo, parte proprio da lì: senza un ambiente sano, il tartufo semplicemente non esiste.

Anche il Mercato Mondiale del Tartufo Bianco cambia volto. In che modo?

AXEL — Il Mercato rimane il cuore della Fiera, ma vogliamo che sia sempre meno percepito come un semplice luogo di acquisto. Intorno al tartufo ci sono inoltre le altre grandi produzioni agroalimentari del territorio: formaggi, nocciole, vini, salumi, dolci. La Fiera vuole raccontare l’intera filiera.

C’è poi un tema fondamentale, quello della fiducia. Ogni tartufo proposto all’interno del Mercato viene controllato dalla Commissione Qualità e dai giudici del Centro Nazionale Studi Tartufo. È un lavoro spesso invisibile al visitatore, ma decisivo: significa garantire freschezza, qualità e autenticità, offrendo al consumatore un luogo nel quale acquistare il Tartufo Bianco d’Alba con consapevolezza.

Brunch, degustazioni, corsi e incontri diretti con gli chef: state cercando di trasformare la visita alla Fiera in qualcosa di più partecipativo?

AXEL — Sì, il punto è proprio creare connessioni e abbattere alcune barriere. Il ruolo dello chef, del sommelier o dell’esperto deve continuare a essere valorizzato, naturalmente, ma possiamo allo stesso tempo accorciare la distanza con l’appassionato.

“A tu per tu con lo Chef”, per esempio, nasce come un’esperienza volutamente molto raccolta, nella quale si entra in cucina, si osservano tecniche e ingredienti e si può dialogare direttamente con lo chef.

Lo stesso vale per il vino. Le Vinum Alba Wine Tasting non sono pensate soltanto per gli esperti: ci sono percorsi dedicati ai vitigni piemontesi, ai territori del Nebbiolo, al Barolo, all’Alta Langa e persino degustazioni alla cieca.

La Fiera deve poter essere anche una guida: qualcuno entra conoscendo già molto di vino e gastronomia, qualcun altro sta cominciando. Dobbiamo riuscire a parlare a entrambi.

Nel progetto Truffle and Wine quest’anno arriva anche il confronto tra Barolo e Rioja. Quanto conta per voi il dialogo con altre grandi regioni del vino?

AXEL — È fondamentale, perché il confronto arricchisce. Non abbiamo nessun timore di mettere le nostre eccellenze accanto a quelle di altri grandi territori internazionali. Anzi, è proprio così che si crea cultura. Quest’anno il dialogo arriva fino alla Rioja, dopo che negli anni passati il progetto ha coinvolto realtà come Champagne, Borgogna, California, Etna e Alto Adige.

Io immagino la Fiera come una sorta di lungo broadcast culturale. Il racconto comincia già in primavera con Vinum, prosegue durante l’anno e trova nell’autunno della Fiera il suo momento più intenso.

Il tartufo è uno straordinario ambasciatore, ma permette di aprire conversazioni sul vino, sulla cucina, sul paesaggio, sulla cultura e sull’intera filiera agroalimentare. Ed è significativo che nelle esperienze gastronomiche dello scorso anno il 70% dei partecipanti provenisse dall’estero: la dimensione internazionale ormai non è accessoria, è parte dell’identità della manifestazione.

La Fiera continua ad avere anche un’anima fortemente popolare. Come si tiene insieme questo aspetto con l’alta cucina e il pubblico internazionale?

AXEL — È una dualità che va preservata. Da una parte abbiamo chef stellati, appuntamenti esclusivi e visitatori che arrivano da tutto il mondo; dall’altra ci sono i borghi, il folklore, le piazze e una comunità che vive la Fiera come parte della propria identità.

Una dimensione non deve cancellare l’altra. Anzi, credo che proprio la loro convivenza renda questa manifestazione unica.

Ci sono il Baccanale dei Borghi, i mercati, le manifestazioni nelle piazze e un programma pensato anche per le famiglie. Alba Truffle Bimbi, per esempio, propone laboratori e attività dedicate ai più piccoli sui temi della natura, del territorio e della creatività, con grande attenzione alla manualità e all’ambiente.

Il cambiamento climatico è però una minaccia molto concreta per il futuro del Tartufo Bianco. Che cosa si può fare, oltre alla sensibilizzazione?

AXEL — Bisogna intervenire sul territorio, ed è quello che sta accadendo.

Tuber Next Gen va proprio in questa direzione, coinvolgendo Regione, esperti e amministrazioni locali. Si parla di nuove tartufaie, gestione forestale, agroforestazione, vivai e assistenza tecnica per la cura delle tartufaie naturali e coltivate.

Ci sono Comuni che stanno investendo nelle tartufaie pubbliche e progetti nei quali vengono coinvolti anche i bambini, chiamati ad adottare e piantare alberi tartufigeni. È forse uno dei modi più belli per spiegare che la tutela del tartufo riguarda anche le generazioni che verranno dopo di noi.

La Fiera porta il nome di Alba, ma quanto riesce davvero a distribuire i suoi effetti sul resto del territorio?

AXEL — Alba è il collettore, ma allo stesso tempo deve essere una piattaforma di rilancio per tutto il territorio. Nell’arco delle nove settimane parliamo di oltre 600mila persone che arrivano nell’area e di quasi 100mila visitatori paganti al Mercato Mondiale.

È evidente che non rimangono tutti all’interno della città: si spostano, visitano cantine e ristoranti, pernottano, scoprono i paesi delle Langhe, del Roero e del Monferrato.

Anche i numeri economici aiutano a capire la portata del fenomeno. Lo studio presentato alla Bocconi ha quantificato in circa 43 milioni di euro la ricaduta economica diretta e indiretta della manifestazione sulla sola provincia di Cuneo.

Secondo i dati illustrati dall’Ente, ogni euro investito nella Fiera genera un valore economico molto più ampio sul territorio. Non stiamo quindi parlando soltanto di una grande manifestazione gastronomica, ma di un motore turistico ed economico che coinvolge ricettività, ristorazione, commercio, artigianato e servizi.

Se dovesse indicare un momento capace, da solo, di raccontare lo spirito più autentico della Fiera, quale sceglierebbe?

AXEL — Il Palio degli Asini. Ci sono più di mille volontari che si riuniscono attorno a una passione comune per Alba e per la sua storia. È qualcosa che scalda il cuore e che permette di capire immediatamente quanto la Fiera appartenga prima di tutto alla città.

Lo scorso anno abbiamo scelto di allargare la partecipazione e mantenere prezzi più popolari proprio per consentire anche agli albesi di viverlo pienamente.

Questa è la sfida: conservare insieme l’anima popolare e quella internazionale, il folklore e i grandi gourmet, la festa della città e l’evento capace di parlare al mondo. È una dualità che era già nella Fiera delle origini e che dobbiamo continuare a custodire.