Letture golose
Le Donne del vino #5 - Malabaila Lucrezia, Francesca, Federica e Lavinia
In occasione della Festa della Donna pubblichiamo una nuova puntata della nostra rubrica omaggio alle grandi donne delle Langhe: sia quelle il cui nome è noto, che quelle invece che agiscono “di nascosto”, e che si sono dovute ritagliare il loro posto nel mondo in momenti particolarmente difficili.
“Le Donne del Vino” vuol essere una rubrica che dia voce, volta per volta, a figure femminili dell’enologia e viticoltura di Langhe, Roero e Monferrato. Sono storie scelte per tenacia, coraggio, che a nostro parere abbiano qualcosa da insegnare.
Quanto è ancora maschile il mondo del vino? Rimane ancora traccia, in qualche modo, dei “ruoli” del passato? Senza conoscere la risposta, ma con l’interesse di porre la domanda, intervistiamo alcune delle donne che stanno scrivendo un nuovo capitolo della storia di questo territorio.

Per raccontare la cantina Malabaila abbiamo scelto un punto di vista preciso dentro una storia lunga secoli: non quello delle origini più lontane, che affondano alla fine del Trecento, ma quello di un percorso più recente, fatto di relazioni fraterne e scelte condivise.
È una storia che nasce dall’incontro di due famiglie e da un’amicizia cresciuta nel tempo: quella tra Alfredo e Corradino, figli di mondi diversi ma uniti fin da ragazzi, prima come amici inseparabili, poi come soci.
Intorno a loro prende forma un’azienda che evolve con naturalezza: dalla produzione avviata negli anni Cinquanta all’interno del Castello di Canale, fino al trasferimento, nel 2000, nell’attuale sede.
Oggi, questa storia passa attraverso quattro voci femminili: Lucrezia e Lavinia, Francesca e Federica. Due coppie di sorelle, figlie di quell’amicizia fraterna che ha segnato le generazioni precedenti, e protagoniste di un presente che guarda avanti senza recidere le radici.

È con Federica che si sviluppa il dialogo principale di questa intervista, in una piacevolissima chiacchierata dove è lei a farsi portavoce del racconto, affiancata dalle risposte di Lucrezia, coinvolta direttamente in alcune domande.
FEDERICA — Siamo quattro persone molto diverse per carattere, formazione ed esperienze, ma profondamente unite da un legame che va oltre il lavoro. La nostra forza sta proprio qui: nella fiducia reciproca e nella capacità di sostenerci, intrecciando competenze e sensibilità diverse in modo naturale.
Più che una divisione rigida di ruoli, la nostra è una rete di collaborazioni che converge in una direzione comune: far crescere Malabaila rispettandone l’identità
Al centro di questo equilibrio c’è Lucrezia, che oggi guida la parte commerciale, in particolare l’export e la comunicazione, portando il vino fuori dai confini aziendali e costruendo relazioni e mercati.
Accanto a lei, mia sorella Francesca segue l’amministrazione e l’organizzazione aziendale nella fase post-produzione, coordinando tutto ciò che avviene dall’imbottigliamento in poi e rendendo possibile, dietro le quinte, ciò che poi arriva al pubblico.

Le collaborazioni si sviluppano poi in modo incrociato: Lucrezia e Lavinia lavorano insieme sia nella rappresentanza in alcuni mercati sia nel supporto grafico e creativo, grazie alla formazione di Lavinia in graphic design. Io e Lucrezia condividiamo fiere, degustazioni ed esperienze sul campo, unendo visione commerciale e sguardo internazionale.
Con mia sorella mi occupo invece dell’accoglienza in azienda, del rebranding e dello sviluppo dell’enoturismo, mentre con Lavinia abbiamo recentemente lavorato al nuovo sito, un progetto che unisce scrittura e identità visiva.
FEDERICA — Sì, ed è legato a un ricordo molto preciso. È successo durante un Vinitaly, una sera in cui sono andata a cena con mio papà. Gli ho chiesto perché questo mondo fosse così importante per lui, cosa lo avesse spinto a fare questo per tutta la vita.
Mi ha risposto che il vino è stato il suo modo di conoscere il mondo. Attraverso il vino ha viaggiato, incontrato persone, costruito relazioni, anche senza conoscere bene l’inglese.

In quel momento ho capito che il vino può essere un linguaggio inclusivo, capace di mettere insieme le persone attorno a un bicchiere. È lì che ho iniziato a guardarlo non più solo come qualcosa di “tecnico” o commerciale, ma come uno spazio di relazione.
FEDERICA —Le difficoltà ci sono state, soprattutto all’inizio. La principale è stata dover dimostrare competenza e credibilità, spesso più del necessario. In un settore storicamente maschile, e ancora di più in un’azienda familiare, capita che si dia per scontato che alcune cose tu non le sappia fare o non le possa gestire.
La differenza la fa l’unione: collaborazione, rete e sostegno reciproco stanno cambiando il settore
Questo è emerso in modo particolare per chi, come Lucrezia, si è esposta da subito nel rapporto con il mercato e con l’esterno.
Oggi però qualcosa sta cambiando. Non solo per una maggiore attenzione generale, ma soprattutto grazie all’unione tra donne: collaborare, fare rete, sostenersi anche tra realtà diverse sta generando un cambiamento reale e concreto.
FEDERICA —Alfredo, mio padre e di Francesca, è ancora oggi il punto di riferimento in cantina ed è lui a guidare la parte produttiva. Ciò che fa davvero la differenza, rispetto ad altre storie che vedono più generazioni cooperare, è la fiducia che ha nei nostri confronti.

Il suo approccio è molto chiaro: “andate voi, se succede qualcosa ci sono io”. Questo ci ha permesso di agire senza sentirci mai frenate, dandoci modo di buttarci, di rischiare, di sbagliare e crescere.
Le decisioni nascono dal confronto, non da una gerarchia rigida. In tutti gli aspetti della gestione aziendale, anche nei momenti chiave della produzione una di noi è sempre coinvolta, c’è un equilibrio che unisce l’esperienza a uno sguardo nuovo e questa cosa ci piace tanto.
LUCREZIA — Il linguaggio figurativo è sempre stato fondamentale per me, anche come strumento esplicativo. Essendo i nostri vini diversi tra loro, sentivamo il bisogno di far emergere la personalità di ciascuno.
Da qui è nata l’idea di abbinare ogni etichetta a un animale diverso: figure che, in modi differenti, hanno sempre un legame con il vino stesso e con ciò che rappresenta.

Spesso, quando racconto un vino, parto proprio dall’immagine. Il quadro diventa una chiave di lettura, un punto di accesso che aiuta a entrare nel carattere del vino prima ancora dell’assaggio. Non è un elemento decorativo, ma un vero e proprio linguaggio, che affianca la parte tecnica e rende il racconto, più immediato e personale.
FEDERICA — Donna Costanza nasce prima di tutto da una storia personale. È un omaggio che Corradino, papà di Lucrezia e Lavinia, ha voluto dedicare a sua moglie Costanza, una seconda linea di vini, distinta ma complementare rispetto all’etichetta principale Malabaila.
Sotto il nome Donna Costanza confluiscono i vini che, secondo noi, raccontano meglio la freschezza, i sentori primaverili, un’idea di leggerezza e immediatezza.

È un cerchio più piccolo, ma pensato come una fotografia completa delle nostre vigne e del territorio, che va dallo spumante al mosto d’uva fermentato, passando per Arneis, rosato e Nebbiolo giovane, fino ad arrivare al Roero Riserva, scelto per chiudere il percorso e rappresentare in modo pieno la nostra identità.
È una linea che guarda molto al presente, ma che apre anche a ciò che verrà: un modo diverso di raccontare Malabaila, che nei prossimi mesi sarà al centro di nuove iniziative legate alla primavera e al modo in cui viviamo la cantina.
FEDERICA — Direi innanzitutto di accettare che all’inizio non si può sapere tutto. È un mondo complesso, molto legato all’esperienza, e questo può far sentire spaesate.
Il rischio è quello di cercare di dire “la cosa giusta”, di lasciarsi influenzare da chi sembra più esperto, perdendo il contatto con ciò che si percepisce davvero.
Il consiglio più importante che mi sento di dare è di portare sempre se stesse. Imparare, certo, ma senza annullarsi. E cercare confronto, unione, collaborazione: soprattutto con altre donne.
FEDERICA — Ci piacerebbe che Malabaila diventasse sempre di più un luogo vissuto, non solo una cantina legata alla produzione.

Uno spazio aperto, attraversabile, in cui le persone possano fermarsi, camminare tra le vigne, tornare a vivere il territorio in modo semplice. C’è tutto un progetto legato ai percorsi ad anello che si possono fare qui intorno.
Vorremmo lasciare un posto capace di accogliere, di creare incontro, senza effetti speciali, ma pregno di autenticità. Un luogo, insomma, che continui a raccontare una storia, anche attraverso chi lo vive.