Montà

Chi arriva a Montà da Torino si troverà alquanto sorpreso nello scoprire che le colline del Roero nascono proprio là dove l'altipiano ha termine e la strada, proseguendo in discesa verso Canale, serpeggia nelle valli.

Il terrazzo panoramico di Montà è unico nel Roero ed evoca inequivocabilmente il mondo del vino.

Domina Montà il romantico castello dei Conti Morra di Lavriano, nella pace e nel silenzio del suo parco ombroso. Il castello, in forme rinascimentali, è posto al culmine della parte vecchia del paese, caratterizzata da piccole e strette viottole.

Montà vanta un numero significativo di frazioni, fervide di iniziative e socialmente vivaci.

Storia

Abitato in epoca romana e medievale, nel 1200 fu uno degli epicentri della guerra tra il comune astigiano e i conti di Biandrate. Venduto nel 1363 ai Roero, il paese passò in diverse mani: prima ai Malabaila, poi agli Isnardi, ai Parella di San Martino, ai Wicardel e infine ai Falletti di Barolo.

Montà com'era

Montà (3279 ab.). Sta sopra un colle ridente circondato da altri, a 5 chilo-metri da Canale, con due parrocchiali di Sant'Antonio e di San Rocco, e poco lungi un santuario venerato detto del Santo Sepolcro. Congregazione di carità. Nella parte più elevata trovasi la piazza della parrocchia e più al basso una contrada amplissima, fiancheggiata da una parte da un breve passeggio pubblico ombrato da acacie. Notevole soprattutto un grandioso castello dei Morra di Lavriano, ultimi feudatari, i quali lo riattarono ed abbellirono internamente, ornandolo esternamente di vaghi giardini e di amene passeggiate. Uno stupendo salone di altezza straordinaria sta nel centro di cotesto castello, i cui appartamenti sono assai bene distribuiti, con begli stucchi e lodati freschi. Frumento, uve, frutta, gelsi, tartufi e terra pregna di sale catartico.

Cenni storici.  Sorse nella seconda metà del secolo XIII, verso la fine del quale, vale a dire nel 1290, i conti di Biandrate, che n'ebbero dapprima il possesso, lo concederono agli Astesi in un con tutta la vallea di Canale, che lo venderono, nel 1366, ai figli di Umberto Rotario, ai quali rimase sino al 1445. Fu poi acquistato dai Malabaila, quindi passò per maritaggio al conte Tommaso Isnardi di Sanfrè, i cui discendenti presero anche il titolo di conti di Montà. Estinti questi, il fendo passò, per via di donne, ad altre nobili famiglie, fra cui notansi quelle dei marchesi Parella, dei Wileardel di Fleury e dei Falletti-Langoschi di Barolo.

Uomini illustri. — Carlo Giuseppe Gay, clinico valente, autore di un'opera intitolata : Febbre Popolare del Piemonte, ecc. (Torino, 1787).

Coll. elett Cuneo III (Alba) — Dioc. Alba — P2 ivi, T. a Canale.

Gustavo Strafforello - La patria. Geografia d’italia. Provincia di Cuneo – Volume 1 – Torino 1891