Monastero Bormida

Monastero dalla grande piazza con il suo arco, unico in Piemonte, a collegare la torre campanaria al corpo del castello, Monastero dal ponte di pietra che ha resistito a otto secoli di alluvioni, Monastero di vicoli oggi quasi disabitati e un tempo fulcro della vita commerciale del paese, che annovera ancora il più importante mercato settimanale della Langa Astigiana. L'identità di fondo che unisce gli abitanti è l'appartenenza a quel castello dalle cento stanze, più volte restaurato, rattoppato e abbellito, rovinato a volte ma pur sempre salvato da danni peggiori, ancora oggi centro pulsante della vita pubblica.

E poi la grande piazza, che del castello è stata il giardino e di cui costituisce ancora la naturale prosecuzione.

La piazza del mercato, il sagrato, lo scenografico teatro in cui si svolge il rito laico del polentone, mentre nelle vie tutt'attorno si snoda una delle più imponenti rassegne di antichi mestieri del Piemonte.

Storia

Monastero - il nome lo lascia intuire - fu fondato da un gruppo di monaci benedettini che, intorno al 1050, vennero da San Benigno Canavese chiamati da Aleramo, marchese del Monferrato, per dissodare e seminare le terre devastate dai Saraceni. Il castello attuale corrisponde appunto al sito dell'originario monastero.

Nel 1393 i benedettini abbandonarono il paese, che negli anni successivi passò alternativamente ai Del Carretto, ai Della Rovere e ai Savoia.