Bubbio

Balcone fortificato a dominio della bassa Valle Bormida, Bubbio mantiene intatte alcune importanti caratteristiche urbanistiche, con le vecchie case disposte ai lati della trecentesca Via Maestra, delimitata dal castello e dalla parrocchiale, e una serie di contrade, vicoli e scalinate che creano scorci suggestivi.

E poi il paesaggio, l'incredibile chiostra di colli vitati o boscosi che si apprezza dal piazzale della chiesetta ottagonale di San Grato, edificata nella notte dei tempi perché il santo patrono evitasse alla grandine di danneggiare le coltivazioni sottostanti.

Piccole grandi storie di fede e di tradizione, di folclore e di cultura contadina, che rivivono anche nella festa annuale del Polentone, nella disfida dei borghi con i giochi della memoria, nella rinnovata usanza del canto delle uova.

Storia

Le prime notizie storiche certe risalgono al 1142, quando Bubbio appartenne a Bonifacio Minore di Cortemilia. Ceduto poi a Manfredo II di Saluzzo, nel 1342 passò alla casa di Monferrato, da cui i cittadini ottennero gli “Statuti Proprii”, un vero e proprio codice di disposizioni, specialmente penali, che regolavano la vita in comune degli abitanti.

Bubbio si sentì sempre un’entità autonoma dal resto del Piemonte e ostacolò con ogni mezzo l’espansione di casa Savoia a scapito delle libertà comunali e del potere dei Monferrato; nel 1615 tentò con le armi di impedire il passaggio delle truppe sabaude che combattevano contro gli Spagnoli.

La storia, alla fine, decise in modo diverso ed il paese venne annesso nel 1708 ai domini sabaudi.