Chiesa di Dogliani

Itinerario: Dogliani e l’Alta Langa

Chiesa di Dogliani

Chiesa di Dogliani

San Benedetto Belbo - contadini (Anni '50-'60 - Foto di A. Agnelli)

San Benedetto Belbo – contadini (Anni ’50-’60 – Foto di A. Agnelli)

Dogliani, importante cittadina sul torrente Rea, strategicamente posta tra le colline del Barolo e la fondovalle del Tanaro, si può considerare una delle porte dell’Alta Langa, pur non facendo parte di nessuna comunità montana.

Storicamente però i mercati di Dogliani (il bestiame, il tartufo, il latte e i formaggi) sono sempre stati un riferimento per gli abitanti della Langa più alta. L’esplorazione dell’Alta Langa può quindi ben partire dalla città di Einaudi.

Sì, perché il primo Presidente della Repubblica qui nacque, soggiornò e produsse il proprio vino; a Dogliani il vino è il Dolcetto, che ha appunto qui un’apposita DOC dedicata.

Altri vanti cittadini sono Giuseppe Gabetti, autore della Marcia Reale, Domenico Ghigliano, inventore degli zolfanelli, e soprattutto Giovan Battista Schellino, eclettico e originale architetto.

Proprio seguendo le architetture dello Schellino a Dogliani iniziamo il nostro itinerario: la grandiosa Parrocchiale, l’Istituto della Sacra Famiglia, l’ingresso monumentale del Cimitero.

Dogliani è divisa nei due quartieri di Borgo (in basso con la stretta via maestra chiusa segnata ancora dagli archi delle porte) e Castello, dedalo di viuzze sulla rocca, con la bella Torre civica a dominare la valle e il torrione medioevale del Castello dei Caldera.

Uscendo da Castello proseguiamo seguendo i piloni del Santuario Madonna delle Grazie.

Di lì arriviamo a Belvedere Langhe, con i ruderi del castello e un panorama impagabile.

Ecco, siete in Alta Langa, e la miriade di paesini, borghi, frazioni e pievi isolate vi attende, adagiati sulle colline della Valle Tanaro o della Valle Belbo. La dorsale che le separa è anche la strada più panoramica.

Praticamente ogni bivio, ogni strada, ogni sentiero merita di essere percorso (soprattutto a piedi, in bici o a cavallo) e vi riserverà piacevoli sorprese.

I centri principali sono: Bossolasco, con il tardo medioevale palazzo Balestrino, il centro storico invaso dalle rose e le storiche insegne d’artista; Murazzano, che oltre a dare il nome al grande formaggio DOP, conserva uno dei centri storici più interessanti (da vedere i resti dell’unico mulino a vento delle Langhe) dominato dalla bella torre quadrata di pietra; Mombarcaro, che con i suoi 900 metri è la vetta delle Langhe.

Da lì potete scendere alla Riserva delle Sorgenti del Belbo per un’escursione nella natura più incontaminata.

Oppure andare a caccia di affreschi gotici, o ancora scoprire le chiesette romaniche di San Pietro a Mombarcaro, San Frontiniano ad Arguello, San Ponzio a Marsaglia, San Sebastiano a Paroldo; se preferite torri e castelli non mancate quelli di Marsaglia, Benevello, Cigliè, Albaretto Torre, Cravanzana, Niella Belbo, Castellino Tanaro, Rocca Cigliè e Sale delle Langhe.

C’è poi la rilassata sosta nelle osterie dalle insegne dipinte sul muro e il pergolato appoggiato alla casa, sempre affacciate sulla piazza del paese, dove si gioca al “Balon“, il gioco delle Langhe: la storia del pallone elastico è scritta tra questi muri storti da anonimi eroi di un giorno e da vere leggende come Ghindo, Manzo, Bertola. Una partita in piazza alla pantalera è ancora oggi uno spettacolo unico, sportivo ma anche sociale.

Una visita ai luoghi di Fenoglio fa tappa forzata a San Benedetto Belbo, con l’Abbazia benedettina e l’Osteria di Placido e dal Belbo risale su fino al cupo Passo della Bossola e al cimitero di Murazzano; oppure vi porta a Lunetta, abbandonata frazione di Mombarcaro, archetipo di tutti i “Pavaglioni” dello scrittore o ancora alla Cascina della Langa a Benevello, alta e isolata sopra la valle.

In tutti i casi, quale che sia il vostro itinerario, queste colline vi lasceranno un segno e il desiderio latente di ritornare.

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