Insalata di primavera

Sarsèt con uova, tonno e cipolline

Insalata di primavera

Insalata di primavera

Ingredienti

  • 400 grammi di sarsèt
  • 50 grammi di tonno sott’olio
  • 3 cipolline affettate sottili
  • 2 uova sode
  • olio
  • aceto
  • sale q. b

Cosa serve

  • un dianèt

Procedura

L’inverno aveva costretto i contadini all’immobilità ma, quando il mal tempo finiva, uscire nei surì era (come lo è oggi per noi) un diretto e delicato incontro con la natura.

La giornata di sole aiutava a riprendere contatto con il podere, a soffermarsi tra i vigneti, a controllare gli eventuali danni di quei tre mesi, a programmare lavori da far subito e, intanto, a riempire bene bene di verde i cestini.

Poi, a casa, nella grande cucina, l’insalata raccolta veniva ripulita, lavata e condita nel dianèt.

Due passi più in là c’erano l’uovo fresco da far bollire, la scatoletta di tonno, il sale, l’olio e i siulòt.

E i nostri antenati si dimostravano liguri a metà anche nel mangiare: sarsèt, cipolline e uova si sposavano con sale, olio e tonno liguri.

Un piatto povero di componenti, ma ricco di una genuinità tutta sua, che ci fa gioire quando lo incontriamo pervaso dal profumo di viole.

Curiosità

Finito l’inverno con il freddo e le nevicate abbondanti, era come tirare un respiro di sollievo, quasi un ricominciare a vivere, l’uscire dalle vecchie cascine e andare nei surì – i luoghi benedetti dal sole – e riprendere contatto con i vigneti, rendersi conto degli eventuali danni, raddrizzare qualche sostegno malsicuro e poi iniziare la potatura e così via.

Nel corso di questi momenti di ripresa era bello guardarsi tratto tratto intorno, godere  della nuova stagione evidente per mille segni, mille gemme ed erbe e foglie nascenti; era necessario anche riprendere fiato, riposare un poco ed ecco che si scorgevano fra i filari i sarsèt, freschi e teneri, appena nati. Senza fatica se ne riempiva un cestino e poi, a casa, venivano puliti e lavati in molta acqua nell’ampia accogliente cucina.

Le ampie cucine delle nostre cascine di una volta, chi non le ricorda fra i non più giovani?

Vi ci si ritrovava per tanti lavori diversi tutta la famiglia attorno al grosso tavolo pesante e magari un po’ tarlato per l’età, vicino alla stufa sulla quale c’era sempre qualcosa a bollire per gli uomini o per gli animali, attorno al camino, ancora acceso in quelle giornate d’inizio di primavera e presso il quale amavano attardarsi i nonni, i vecchi di casa, anch’essi con qualche lavoretto tra le mani.

In quelle ampie cucine – che pena, i moderni cucinini di un metro per due, segno anch’essí del disinteresse per i cibi preparati con paziente cura! – in quelle ampie cucine, dicevo, ci si ritrovava naturalmente per i pasti e quindi anche per gustare, forse con particolare lietezza, questo piatto unico con sarsèt, uova sode e cipolline, tutti prodotti semplici e freschi.

A volte, ma non sempre e non con abbondanza perché doveva acquistarsi al mercato del sabato ad Alba in piazza Rossetti e costava sempre troppo caro, si aggiungeva nell’insalata un po’ di tonno; ed i giovani birbanti ne andavano a pescare velocemente le schegge sparse fra il resto, prima che si fondessero e confondessero con il resto.

Crediti Foto: Giorgio Minguzzi

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