Anitra di Palmina

Anitra di Palmina

Anitra di Palmina

Anitra di Palmina

Ingredienti

  • 1 anitra muta
  • 2 cucchiai di sale
  • 1 cucchiaino di pepe fino
  • 1/2 litro di vino Arneis
  • una cipolla
  • una carota
  • due gambi di sedano
  • patate nuove kg 0,500
  • insalata di stagione
  • 1 bicchiere di Cognac
  • una scodella di buon brodo di carne

Cosa serve

  • una bibinera
  • un forchettone
  • un coltellaccio

Procedura

Si prende un’anitra appena uccisa: si spenna, si libera dalle interiora, si pulisce bene, si fiammeggia, si toglie la testa ed il collo, la punta terminale delle ali, le zampe, le ghiandole posteriori a lato del portacode ed il portacode stesso buttandoli via.

Presa una bibinera piccola, vi si sistema l’anitra all’interno con sale e pepe, si annega poi in vino Arneis (o altro vino bianco), si fa cuocere coperchiata fino a che il vino bianco sia consumato tutto e rimanga appena più il grasso del volatile sul fondo della bibinera.

Si toglie l’anitra dalla casseruola di rame, si scola tutto il grasso, si rimette nuovamente l’anitra sul fuoco nel suo recipiente dopo aver fatto un soffritto di cipolla, carota e sedano portandola a fine cottura facendola dorare bagnandola con brodo buono di carne e con due mezzi bicchieri di cognac.

Si taglia poi a pezzi, che si mettono su un piatto di portata caldo, si cospargono del loro sugo, con contorno di patate nuove al burro e di insalata di sarset o di cicoria.

Curiosità

Gustai questa pietanza la prima volta quand’ero sui quindici anni, preparata da una donna che poi, dietro le mie insistenze, me la fece altre innumerevoli volte, sempre migliorando.

Ed io per riconoscenza l’ho battezzata col suo nome. Cotta come insegna la ricetta, è sapida e senza fastidio di grassi, gradevolissima al palato, armonica nella fusione dei suoi componenti molto semplici come in quasi tutti questi piatti langaroli.

Non è possibile alcun paragone con le varie anitre all’arancia o le altre della nuova “cultura”, in cui si cerca di introdurre gusti forti, addirittura violenti, per coprire i sapori spiacevoli di un’anitra che non si sa cuocere con arte.

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