Serralunga d'Alba e il suo castello al tramonto

Sulle tracce del Barolo #3: fra Serralunga e Verduno

La scorsa settimana abbiamo seguito il Barolo nelle cantine Giacomo Borgogno e nelle numerose agenzie della Marchesa Falletti – Colbert.

Oggi resteremo sempre nell’attuale zona di produzione, spostandoci però prima un po’ ad Est, a Serralunga, e poi più a Nord, a Verduno.

Serralunga

Anche a Serralunga d’Alba venne vinificato il Barolo della marchesa Falletti Colbert.

La nobildonna possedeva, in questo comune, almeno 150 ettari di terreni, vigneti che oggi sono diventati alcuni fra i più celebri crus del Barolo.

Nelle cantine dell’imponente castello, da tempo monumento nazionale, non c’è più nulla. Si è comunque vinificato sino a inizio del secolo scorso come confermato da alcune testimonianze orali.

Esiste ancora l’agenzia di Serralunga della Marchesa Falletti Colber, un edificio ove si vinificava ed invecchiava il Barolo.

Anziani viticoltori di Serralunga ricordano l’avvocato Parodi, socio negli anni ’20 del conte Gastone di Mirafiore, pagare – con qualche discussione – le uve nebbiolo. In quegli anni la proprietà Opera Pia Barolo era stata acquisita dalla tenuta di Fontanafredda.

L’edificio attualmente è la sede delle cantine Gemma. Alcune vasche in cemento armato sono ancora in uso anche se ristrutturate internamente.

Verduno

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Nel castello di Verduno, acquistato nel 1837 dalla congregazione della opera di carità di Torino per opera del Re Carlo Alberto di Savoia, il generale Paolo Francesco Staglieno condusse i primi esperimenti di innovazione nella vinificazione del Barolo.

Scendiamo nella parte est del castello, troviamo ancora la vecchia tinaia con i fori visibili per la caduta del mosto-vino nelle sottostanti botti. Oggi il locale ospita attrezzi vari di cantina, alle pareti quadri e documenti storici sul Barolo.

La memoria orale delle sorelle Elisa e Gabriella Burlotto – attuali proprietarie del castello – è ricca di ricordi.

Il loro bisnonno fu un pioniere del Barolo, si chiamava GiovanBattista Burlotto, nel 1910 acquistò il castello dall’amministrazione sabauda. Personaggio eccentrico, tra i primi in zona ad usare il metabisolfito, da sempre vinificatore presso la sua cantina situata a Verduno in via Vittorio Emanuele, al civico 26.

Suo il Barolo alla prima spedizione italiana al polo Nord! Ancor oggi è in attività con in marchio commerciale G.B. Burlotto.

Torniamo alle cantine del castello di Verduno. Sono al piano interrato.

Un locale di 5 per 30 metri: le mura ed il soffitto ovale videro senz’altro all’opera il generale innovatore. Ancora oggi c’è una vecchissima tina, capienza 400 miria di uva, non ha portella, è di legno castagno. Provo a stimare l’età, è molto antica, oltre un secolo.

Ai lati ci sono ancora sei piccole botti della capienza di 20 –30 hl.

Dette cantine rimasero in funzione sino agli anni ’30, in seguito riaprirono nel 1959 ed oggi sono ancora in attività.

Il castello di Verduno, attualmente, è sede di un rinomato albergo.

Purtroppo la memoria orale delle sorelle Burlotto in merito alle prime vinificazioni ottocentesche è pressoché nulla: per trovare delle tracce più consistenti dovremo quindi spostarci altrove. Prima a Grinzane, per poi uscire dall’attuale zona di produzione, attraversando il Tanaro in direzione Pollenzo.

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