Bottiglie da collezione: bene rifugio alternativo

L’incognita della crisi finanziaria internazionale, l’incertezza sui rischi correlati a investimenti in titoli obbligazionari e fondi investimento obbliga a cercare beni rifugio alternativi sui quali concentrare gli investimenti finanziari.

Tra questi l’acquisto di pregiate bottiglie di vino è preso in forte considerazione il tutto il mondo.

Evidenzia Raimondo Romano, della omonima casa d’aste romana: “Ho avuto un’ulteriore conferma che, nel suo complesso, il mercato dei vini “collectibles” continua ad essere solido, e dal nostro punto di osservazione, la domanda è in crescita”.

Le case d’asta e il vino

Non a caso il Corriere della Sera dell’8 gennaio scorso ha dedicato un’intera pagina al tema: “Rende più dell’oro” il titolo principale. In effetti, da alcuni anni è un vero record per le aste del vino.

Cristies ha incassato nel 2010 oltre 71 mila dollari, ma anche in Italia le aste di Firenze e Roma realizzano quotazioni elevate.

Ecco qualche esempio:

  • 3 bottiglie di Masseto della Tenuta dell’Ornellaia 2001 a 3.953,40 €
  • 3 bottiglie di Romanée Conti La Tache 1942 a 3.234,60 €
  • 3 bottiglie di Romanée Conti La Tache 1943 a 3.234,60 €.

Quotazioni stellari alla citata asta romana di Gelardini & Romani Wine Auction, ove è stato aggiudicato complessivamente il 119% del valore di base asta, per 143.000 euro, con incrementi medi per lotto, del 47%.

Si parla di crescite folli nel prezzo dei grandi cru del Medoc e della Borgogna.

A Honk Hong una bottiglia storica di Chateau Lafitte è stata pagata la cifra record di 233.972 dollari. Ma sta emergendo una tendenza che interessa anche le cantine italiane.

I vini italiani

Ormai molte riviste finanziarie o esperti delle case d’aste invitano ad investire nell’acquisto di alcuni vini italiani.

Solo dieci anni fa le etichette made in Italy entravano con difficoltà nel giro dei collezionisti, delle grandi aste, l’interesse era limitato ai noti Sassicaia, Ornellaia, Sori Tildin e San lorenzo di Gaia e pochi altri.

Oggi molti vini italiani sono proposti alle aste, anche per il fatto che in futuro il vino di pregio si potrà acquistare direttamente in banca, volendo anche stando comodamente a casa e per via telematica. Di fatto molte cantine utilizzano per i loro vini di pregio lo strumento della vendita “en primeurs”.

Ricercati i lotti da sei bottiglie nella cassetta di legno originale e magari un grande formato.

Ecco due esempi reali: il più famoso vino italiano, un lotto di sei bottiglie di Sassicaia 1985 ad un’asta Los Angeles è stata battuto a 1.350.000 lire a bottiglia; nella medesima asta, un magnum di Sori Tildin, annata 1989, di Angelo Gaia è arrivato alla quotazione di ben 621.000 lire.

Le regole per l’acquisto

Investire in vini d’antiquariato non è facile. Ci sono alcune sacre regole da rispettare. Se si vuol garantirsi un adeguato guadagno, precisando che anche il vino, come ogni bene di investimento finanziario, comporta rischi non sempre valutabili.

Le riviste specializzare pubblicano vari elenchi, quasi una borsa enologica; in ogni caso un vino-investimento deve possedere quattro requisiti fondamentali:

  1. qualità elevata,
  2. longevità altissima,
  3. immagine di alto profilo,
  4. rarità evidente.

Ovviamente si parla di grandi millesimi, possibilmente grandi formati e comunque sempre lotti da sei bottiglie.

I vini-investimento del basso Piemonte

Per un vino possedere tutti quattro i requisiti citati non è facile, limitiamo la nostra osservazione ai vini dell’Albese, Roero e Monferrato.

In evidenza il Barbaresco di Angelo Gaia con i crus Sori Tildin-Sori San Lorenzo e Costa Russi, vanno forte anche il Barolo con il Monfortino di Giacomo Conterno, il Gran Bussia di Aldo Conterno ed Ornato di Pio Cesare.

Altri nomi: Cisa Asinari con il Barbaresco Camp Gros, Ceretto con il Barolo Bricco Rocche e il grande Bruno Giacosa.

Nel mercato dell’antiquariato enoico c’è anche un certo interesse, sia per alcuni ” storici” del Barolo, in particolare Bartolo Mascarello, Francesco Rinaldi e Giacomo Borgogno, sia per i cosiddetti “innovativi”, ovvero Sandrone, Altare, Clerico, Voerzio.

Uscendo dai classici Barolo e Barbaresco occorre segnalare un certo interesse per il Bricco dell’Uccellone del compianto Giacomo Bologna.

In tema “saranno famose in futuro” a mio avviso beninteso, le cantine Sergio Germano, Matteo Correggia e Cascina la Barbatella. Con prezzi di listino accessibili.

Perché non investire?

Un acquisto di una bottiglia di alto pregio, esempio un grande Barbaresco, che guadagni garantirà agli appassionati? Quanto sarà rivalutata?

In dieci anni anche del 120-140 per cento, con punte superiori legate alla rarità e al prestigio internazionale del vino.

Un’ altra domanda è d’obbligo: si troveranno futuri acquirenti, in caso di disinvestimento.

Due risposte: facili e sicure. Si! Senza dubbio.

I mercanti di antiquario enoico sono in forte crescita. Nuovi collezionisti si affacciano sulla scena internazionale, in particolare le zone asiatiche, Cina e Giappone in testa. Ma è più bella la risposta del noto avvocato: “Investite pure in vini di pregio, per mal che vada li potrete sempre bere”.

Per approfondire visitate tablino.it sezione Antiquariato enoico.

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