Pavese & le Langhe: Una “modesta Divina Commedia” – parte IV

Non stupirà, a questo punto, dire che la critica ha parlato per alcuni dei processi narrativi di La luna e i falò di “realismo simbolico”.

La ricorrenza delle immagini

La “modesta Divina Commedia”, infatti, poggia su alcune immagini specifiche che racchiudono un collegamento tra la pura immagine, il simbolo ed il mito, centrale per il romanzo pavesiano e per gran parte della produzione di Pavese. Tutto questo, poi, inteso alla luce della ricorrenza, la quale conferisce significanza al collegamento in questione.

Se si guarda al il mestiere di vivere, il diario di Pavese, si può vedere come l’autore, ben prima della stesura del romanzo, avesse riflettuto su questo nodo critico:

L’immagine ti si compone anche (anzi è la sola che conti) quando alludi a un’esperienza diversa che giova a finire la figura o la situazione dandole corpo. […]. Ma siamo chiari: questi tratti, nei quali senza smettere di narrare prendi campo e ricordi-approfondisci l’esperienza totale, oltre che la descrizione fanno simbolo.
Benché quindi siano immagini, nel senso che ricorrono a una parvenza naturale per chiarire una realtà interiore, sono nel tuo racconto quello che in un mito sono gli statici attributi di un dio o di un eroe […], racconti dentro il racconto alludenti alla realtà segreta del personaggio.
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, 6 novembre 1938.

Il pensiero di Pavese

By Original: Cesare PaveseDerivative work: GloamingVectorization: Carnby [Public domain], via Wikimedia Commons

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Ad un anno di distanza da questo pensiero, poi, si ritrovò nuovamente a pensarvi, spostando la sua attenzione verso un esempio concreto del collegamento: quello tra simbolo ed immagine dantesca, rappresentante una tecnica da cui si può trarre ispirazione e che, molto probabilmente, vede una parentela genitoriale con il discorso delle “immagini-racconto” (anche affrontato da Pavese nel suo diario, sebbene a proposito della propria poesia), nonché al vincolo che lega il simbolo alla letteratura lo porta fino al mito.

La presenza di Dante, quindi, risulta molto importante per la tecnica narrativa, retorica e critica di Pavese, il quale fa tesoro delle proprie riflessioni:

Non più simbolo allegorico, ma simbolo immaginoso – un mezzo di più per esprimere la “fantasia” (il racconto). Di qui, il carattere dinamico di questi simboli; epiteti che ricompaiono nel racconto e ne sono persone e s’aggiungono alla piena materialità del discorso; non sostituzioni che spogliano la realtà di ogni sangue e respiro, come il simbolo statico […].
Parallelo di questo mezzo, non è tanto l’allegoria quanto l’immagine dantesca. Qui si riassumono molte analisi e molte letture. Il XXIII del Parad. Può suggerirti […].
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, 10 dicembre 1939.

Anche su di ciò la critica non si è ancora pronunciata propriamente, ma è molto probabile che, nonostante l’arco di tempo che separa queste riflessioni dalla stesura della Luna e i falò, i pensieri ed i ragionamenti su Dante abbiano avuto una ripercussione sulla nascita del romanzo, tant’è che il suggerimento degli studiosi è quello di considerare la riscrittura dantesca alla luce di quanto si afferma nel Mestiere di vivere riguardo alla Commedia e all’importanza della teoria dell’immagine pavesiana.

Pavese & le Langhe: gli altri articoli

Di seguito l’elenco in ordine di pubblicazione degli articoli dedicati al rapporto di Pavese col territorio, la lingua e la letteratura:

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