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Pavese & le Langhe: una “modesta Divina Commedia” – parte II

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Se La luna e i falò, riletto alla luce di ciò che viene affermato in Feria d’agosto, può essere considerato una sorta di ripetizione simbolica ed iconica del vissuto infantile ed adolescenziale di Anguilla, allora non stupisce che anche durante l’infanzia Nuto sia stato un punto di riferimento per la crescita del protagonista, il quale rivive la stessa esperienza educativa durante il suo ritorno al paese.

Nuto, la guida di Anguilla

A prova di questo si può osservare un passo della La luna e i falò, il quale espone chiaramente quanto la figura di Nuto sia stata importante per Anguilla nel passato:

Gli anni che vennero, imparai molte altre cose da Nuto – o forse era soltanto che crescevo e cominciavo a capire da me. Ma fu lui che mi spiegò perché […]
Fu Nuto che mi disse che […]
Mi disse anche i nomi di tanti paesi e che […]
[…] e mi pareva di aver bevuto del vino, di essere un altro, di esser come Nuto, di arrivare a valere quanto lui, e che un bel giorno avrei preso anch’io quel treno per andare chi sa dove.
Cesare Pavese, La luna e i falò, capitolo XVII.

Feria d’agosto

Se si fa poi un passo indietro, tornando a Feria d’agosto, particolarmente a Il mare, si può ritrovare un embrione della stessa Luna e i falò.

In questo racconto due ragazzini si avventurano per le colline, intenzionati a salire fino in cima ad esse per vedere il mare grazie all’altezza raggiunta, oltre ad esplorare il panorama e a vedere tutti i falò che in onore delle varie feste (di paese, di nozze o di San Giovanni) sarebbero stati accesi (da notare è come gli elementi tipici dell’ultimo romanzo pavesiano emergano già soltanto dal riassunto del racconto in questione).

Un altro Virgilio: Gosto

Virgilio

Virgilio

Le figure centrali di questo racconto sono quelle del protagonista, di cui non si conosce il nome, e di Gosto, l’amico (parallelo infantile di Nuto/Virgilio) il cui nome, tradotto in italiano dal dialetto, ricorda sia la probabile abbreviazione di Augusto, l’imperatore romano che diede il nome all’omonimo mese, sia il nome piemontese del mese stesso, centrale tanto per il libro quanto per l’infanzia di Pavese.

I due, dopo le loro peregrinazioni per le colline, litigano e si separano, portando le loro strade a divergere l’una dall’altra.

Maestro e discepolo: Rocco e Candido

Oltre ad essi, anche Rocco e Candido (due adulti dal cui alone sicuro, cresciuto ed esperito i ragazzini sono colpiti) sono personaggi importanti, ed entrambi ricalcano, oltre ad alcune caratteristiche proprie di Nuto, la figura del maestro che conosce abbastanza la vita, nell’uno o nell’altro modo, per insegnare ad un discepolo ciò che conosce.

Il primo, che Gosto chiamerà addirittura “Padrino” conferendogli un ruolo di grande importanza per la sua crescita di ragazzino, è un vagabondo, ma conosce tanto bene le colline quanto l’arte del vivere; il secondo, invece, è un suonatore di clarino, anima musicale delle feste di paese, che accudisce il protagonista dopo il litigio con Gosto.

Uno dei dati più importanti a livello narrativo, al di là della caratterizzazione dei personaggi, è la dimensione à deux del viaggio, il quale consiste nell’ascesa alla cima della collina (analogamente al percorso che porta Dante dal Purgatorio al Paradiso) e garantisce ai due un’infanzia ricca di simboli, molti dei quali si ritrovano nella Luna e i falò.

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