Cesare Pavese

Pavese & le Langhe: la questione della lingua – parte II

Crediti foto: Leonardo Sagnotti

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La questione resta pressoché irrisolta, priva di una risposta altrettanto decisa, lasciando forse la risposta alle successive prove scrittorie, sia poetiche sia prosastiche.

Il Piemonte e le Langhe

Se si analizza la poesia di Pavese, infatti, si nota chiaramente quanta sia la presenza della Langa e del Piemonte, vale a dire il luogo in cui lo scrittore è cresciuto ed ha trascorso la sua fanciullezza (duranti i periodi estivi) più significativa.

Il dialetto nella prosa

Di pari passo con le immagini poetiche, poi, è la lingua della prosa, la quale accende di vivacità regionale il tono della produzione pavesiana. Molti linguisti si sono soffermati sull’analisi di questo tipo di prosa (di cui un buon esempio è fortemente presente in La luna e i falò), mettendo in risalto le componenti dialettali nella lingua letteraria di Pavese, oltre a tutto ciò che dal dialetto è stato influenzato prima di diventare tale.

Potrebbe sembrare, a questo punto, che la natura letteraria di cui stiamo parlando si possa limitare a un colorito solo regionalistico. Effettivamente, lo stesso Pavese, ricorrendo alla propria coscienza autocritica, si pone questa obiezione:

Contro il sospetto che il mio sia un Piedmontese Revival, sta la buona volontà di credere a un possibile allargamento dei valori piemontesi. La giustificazione? Questa: non è letteratura dialettale la mia – tanto lottai di istinto e di ragione contro il dialettismo –; non vuole essere bozzettistica – e pagai d’esperienza –; cerca di nutrirsi di tutto il miglior succo nazionale e tradizionale; tenta di tenere gli occhi aperti su tutto il mondo ed è stata particolarmente sensibile ai tentativi e ai risultati nordamericani, dove mi parve di scoprire un tempo un analogo travaglio di formazione.
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, 11 ottobre 1935

Trasportare il lettore in Piemonte

L’obbiettivo di Pavese, perciò, non è quello di creare una trasposizione del Piemonte in letteratura, dipingendone un affresco al fine di darne una rappresentazione ai potenziali lettori, bensì quello di trasportare i lettori nell’universo piemontese per far scoprir loro tutto ciò che esso comporta, adoperando come mezzi l’“immagine-racconto” delle colline e la cruda asprezza del dialetto.

Il saggio su Sherwood Anderson

Proprio di questo, infatti, Pavese parla in un suo saggio sullo scrittore americano Sherwood Anderson (Middle West e Piemonte), sottolineando come in Piemonte manchi una figura che sia in grado di produrre una letteratura sì intrisa dei valori regionali, ma non votata esclusivamente ad essi.

Addirittura, degli scrittori piemontesi viene sottolineata la “troppa specializzazione dialettale”, la quale offusca l’opera a tutti coloro che non sono autoctoni della regione, creando così una barriera che ostacola la comprensione del contenuto.

L’uso corretto del dialetto

By Original: Cesare PaveseDerivative work: GloamingVectorization: Carnby [Public domain], via Wikimedia Commons

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Secondo Pavese, dunque, il dialetto può essere una fase per cui passare se si vuole scrivere un’opera riguardante il Piemonte, a patto però che la sua presenza non comprometta l’economia dello scritto.

A riguardo, sempre ne il mestiere di vivere, si legge un pensiero riguardante il nodo analizzato, questa volta risalente al marzo 1949:

L’ideale dialettale è lo stesso in tutti i tempi. Il dialetto è sottostoria. Bisogna invece correre il rischio e scrivere in lingua, cioè entrare nella storia, cioè elaborare e scegliere un gusto, uno stile, una retorica, un pericolo. Nel dialetto non si sceglie – si è immediati, si parla d’istinto. In lingua si crea.
Beninteso, il dialetto usato con fini letterari è un modo di far storia, è una scelta, un gusto ecc.
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, 11 marzo 1949.

Ecco quindi che il dialetto, come il diario pavesiano chiaramente illustra, diventa un punto cardine nella produzione del nostro letterato: non tanto per la circoscrizione locale che le opere sembrano suggerire, quanto più per un preciso scopo letterario, Pavese vi ricorre perché di esso sente impregnati sia i dialoghi dei suoi personaggi sia il suo background personale.

In questo modo, il piemontese può essere l’unica lingua per restituire ciò che Pavese sente dentro di sé e plasmare, con esso, un’opera, l’unico modo organico per parlare e far parlare durante l’atto della scrittura.

Pavese & le Langhe: gli altri articoli

Di seguito l’elenco in ordine di pubblicazione degli articoli dedicati al rapporto di Pavese col territorio, la lingua e la letteratura:

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