Gustavo Strafforello – Mandamento di Bra – Bra

Il Mandamento di Bra descritto alla fine del 1800.

Mandamento di BRA (comprende 3 Comuni , popol. 17,863 ab.). — Territorio in ridenti colline, con vasta pianura a ovest che stendesi sino alle Alpi, irrigato dalle acque  derivate dalla Stura e dal naviglio detto di Bra. Prodotti principali : grano, foglia  di gelso e vini rinomati.

Bra (14,315 ab.).

Siede sulla sponda sinistra del Tanaro, parte ai piedi e parte  sul pendio di un’amena collina a ovest d’Alba, daa cui dista 16 chilometri, presentandosi a sud-ovest in forma d’anfiteatro e dominando a sud la sottoposta valle  del Tanaro. Verso nord-ovest due stupendi viali con filari d’olmi piantati nel 1779  conducono al celebre santuario della Madonna del Fiori (fig. 19), fondato or fa più di cinque secoli sul luogo ove, secondo la tradizione, la Madonna, apparsa il 29  dicembre 1336 in un bosco, liberò una contadina dagli assassini.

Cinque parrocchiali: di Sant’Andrea, antichissima, con organo moderno del Serassi di Bergamo;  di San Giovanni Battista, di Sant’Antonino, di San Vittore a Pollenzo (fig. 22), e  dell’Assunta nella borgata Bandito. Bellissima e vagamente ornata la chiesa della  Trinità, ricca di preziosi oggetti d’arte, fra cui uno stupendo crocifisso del  celebre Plura. La chiesa di Santa Chiara, costruita nel 1742 su bizzarro ma elegante  disegno del non men celebre Vittoni, rappresenta una croce greca, con cupola elevata, e va ornata di stucchi e di alcuni freschi bellissimi dell’ Operti. La chiesa del Corpus Domini è adorna anch’essa di bei dipinti.

Veggonsi inoltre in Brà non poche belle case, che manifestano l’agiatezza di chi le possiede, e nel centro soprattutto ammirasi il palazzo Mattis di Cacciorna con annesso un piccolo ma vago e ben ornato Teatro.

Vi sono quattro piazze: quella del Palazzo di città, in cui sorge la suddetta chiesa del Corpus Domini; la piazza della  Rocca ; la piazza Carlo Alberto, in cui sorge il Teatro ; la piazza Roma, ov’è il  mercato del bestiame bovino. Sono rinomate le cantine sotterranee scavate nel tufo per riporvi migliaia e migliaia di bottiglie.

Nel territorio di Brà, verso levante, lungo la sponda sinistra del Tanaro, sorge, in mezzo a ridenti praterie e circondato da alberi ombrosi, un bel castello semi-gotico, restaurato ed abbellito da re Carlo Alberto, il castello di Pollenzo (figg. 20 e 21). Questo castello, con poche case
all’intorno, è tutto quel che sopravvanza della città di Pollentia, che gareggiava ne’ tempi antichi colla vicina Alba Pompeia e di cui diamo in nota un cenno storico.

Oltre l’Ospedale di Santo Spirito e quattro Asili infantili, Brà possiede otto Opere pie, il R. Ginnasio, la R. Scuola tecnica, la Scuola superiore femminile, il Convitto civico, il R. Convitto della Provvidenza, il Pensionato femminile della mendicità istruita, una floridissima Cassa di risparmio, due tipografie e giornali. E’ città molto industre e commerciale, con filature di seta, fabbriche di cera, di carri, di laterizi, concerie in gran numero, fonderie, ecc. Attivissimo il commercio dei bovini, della seta, dei vini, ecc.

Cenni storici.

E’ d’origine longobarda e si chiamava primieramente Braida. Era luogo fortificato ed importante per la sua posizione strategica. Fu soggetta ai
conti di Torino. La distruzione di Pollenzo, avvenuta per opera degli Astigiani collegati coi Genovesi, diede maggior incremento a Brà. I suoi signori furono quasi sempre indipendenti, ed alleandosi ad Asti ed Alessandria presero parte a guerre contro i marchesi di Monferrato. Nel 1314 cadde, con Asti, sotto il dominio di Roberto re di Provenza : cacciato questo, passò in dominio dei Visconti di Milano. Emanuele Filiberto espugnò la sua rocca nel 1552 e l’atterrò. Carlo Emanuele III le diede il titolo di città.

Uomini illustri.

Venne Brà grandemente onorata da molti chiarissimi personaggi della famiglia Braida, suoi primi signori, così potenti che possedevano ben venti feudi tutti in un tempo, e si divisero poi in più rami. Il beato Sebastiano Valfrè, sebbene nato nel 1629 a Verdun, era di antica famiglia di Brà. Un altro Valfrè Andrea scrisse molte poesie che vennero stampale e tradusse in ottava rima la Farsalia di Lucano. Poeta e scrittore di cose patrie fu anche Giovanni Bonino. Il pittore Operti, che studiò alla scuola di Bologna, visse verso la metà del secolo scorso e lasciò onorata memoria. G. B. Marenco fu professore nella R. Università di Torino, consigliere canonista di Carlo Felice ed autore di un trattato ricercato di giurisprudenza canonica. Nacque infine in Brà il canonico Giuseppe Cottolengo, fondatore del rinomato istituto di carità in Torino che porta il suo nome.

Coll. elett. Cuneo III (Alba) — Dioc. di Torino e di Alba — P1T. e Str. ferr. Torino-Savona’; Cavallermagginre-Alessandria.

Pollentia (ora Pollenzo frazione di Bra)

L’antica Poillentia sorgeva a ovest, e poco lungi da Alba Pompeia; era probabilmente una città ligure prima della conquista romana e compresa nel territorio degli Stazielli; ma noi non incontriamo il suo nome nell’istoria se non presso al  termine della repubblica romana in cui apparisce quale città importante.

Nel 43 av. C.,  M. Antonio, dopo la sua sconfitta a Mulina (Modena), si ritirò a Vada Sabata con  intenzione di procedere nella Gallia Transalpina; ma, opponendosi le sue schiere, fu costretto a ripassar l’Apennino, con animo d’impadronirsi di Pollentia, nel che fu però antivenuto da Decimo Bruto che aveva occupato la città con cinque coorti (Cic., Ad Fam., XI, 13).

Sotto l’Impero romano Pollentia è mentovata da Plinio fra le nobilia oppida che ornavano il tratto della Liguria fra gli Apennini ed il Po (Plin, 5, s. 9). Possedeva fabbriche ragguardevoli di terraglie, e la lana prodotta nel suo territorio godeva di una grande riputazione pel suo colore scuro naturale (Sil. Ital., VIII, 597; MARZIALE, XIV, 157).

È ricordata incidentalmente quale città municipale  sotto Tiberio, essendo stata punita severamente da questo imperatore per un tumulto occorso nel suo fòro (SVET. Tib., 37). Ma il suo nome è principalmente chiaro nell’istoria per la grande battaglia fra Stilicone, generale vandalo sotto l’imperatore Onorio, contro Alarico re dei Goti, nel 403 dell’éra nostra.

Le circostanze di cotesta battaglia sono mal note e anche il suo esito è narrato variamente, giacché mentre Claudiano l’esalta quale un trionfo glorioso di Stilicone, Orosio invece la descrive quale un dubbio successo, mentre Cassiodoro e Jornandes attribuiscono addirittura la vittoria ai Goti. Pare però certo che grande fosse la strage dalle due parti e che ne avvenisse una ritirata temporanea di Alarico.

Della città non si trova poi più menzione. Rimangono però molte vestigia, quelle fra le altre di un teatro, di un anfiteatro, di un tempio e di altri edilizi ; e furonvi scoperte varie iscrizioni testimonianti l’antica floridezza ed importanza di Pollentia. Le scoperte recenti debbonsi all’operosità del cav. Cesare Saluzzo.

Torino 1891 – La patria. Geografia dell’Italia. Provincia di Cuneo – Volume 1

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