Vini rossi da bere freschi, in estate e non solo

Uno dei più grandi miti da sfatare, la regola principale delle scorse generazioni di amanti del vino che viene tutt’a un tratto messa in dubbio: ma esistono davvero vini rossi in grado di rendere a basse temperature di servizio?

Questa è nuova, eppure sempre più popolare. Anche gli esperti oramai ci dicono con convinzione che ebbene sì, certi rossi possono essere bevuti freddi.

Certi, però. Alcune specifiche varietà con caratteristiche ben definite.

Quindi, disdegnanti del bianco e rosè, non temete: esiste un’opzione anche per voi, basta imparare a riconoscerla tra tante.

Come individuare i giusti rossi

Prima che corriate a selezionare il vostro miglior Barolo per metterlo in frigo ecco alcune delucidazioni: il primo indizio da cercare è la percentuale di alcol.

Un vino che si presti ad esser bevuto a basse temperature deve rientrare infatti in un range tra il 12 e il 14 %, criterio che già esclude una buona fetta di opzioni.

Altra caratteristica importante è l’acidità: ci vuole, in poche parole, un vino che si comporti un po’ “da bianco”, con pochi tannini e tanta freschezza.

È necessario poi che si tratti di un’annata recente, giovane di vendemmia, e che quindi non abbia troppi punti da perdere in morbidezza: ricordiamo in generale che un vino servito freddo risulterà comunque meno persistente e pieno rispetto ad uno uguale a temperatura ambiente.

Il frigo sì, ma con cautela

Una volta scelto il giusto tipo di vino, c’è un’altra accortezza da tenere a mente per salvare le specificità del prodotto in questione.

La temperatura di servizio del nostro vino rosso “fresco” deve essere compresa tra gli 11 e i 14°C, non di più, non di meno.

È importante quindi mettere il vino in frigo poco prima dell’utilizzo, invece di dimenticarselo al suo interno come talvolta si fa con i bianchi.

Una temperatura eccessivamente fredda causa infatti la riduzione della percezione di gran parte degli aromi, lasciandoci tra le mani un vino senza dubbio rinfrescante, ma dalla scarsa personalità.

Ecco di seguito le varietà locali che vi suggeriamo come papabili per questa torrida estate: da qui in poi la scelta è vostra!

Crediti foto Dissapore

Il Grignolino

Fresco e prorompente, leggero e profumato, si puo’ servire fresco, come aperitivo o ad accompagnare i pesci sapidi in unione a salse untuose e succulente, come vuole la tradizione piemontese.

È anche ottimo con verdure grigliate e insalate complesse, primi leggeri e carni bianche.

La spezia lieve e il tannino leggero, soprattutto quando arriva dal Monferrato, regalano alta bevibilità e piacevolezza.

Come se non bastasse, il suo nome pare derivi da “Grignè“, un termine piemontese che significa ridere: nulla di meglio di un vino che porti il buon umore!

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Uva - Grignolino

Uve Grignolino – crediti foto vinhocapital.com

Il Pelaverga

Speziato e intenso, fine e poco persistente, il Pelaverga si adatta benissimo ad essere servito a temperature intorno ai 10 – 12 gradi, che esaltano le note fresche e piacevolmente pungenti di questo vino.

Si tratta di una delle DOC più piccole d’Italia, con una produzione totale di circa 140.000 bottiglie annue: caratteristica che, insieme al prezzo abbordabile, contribuisce a renderlo un prodotto speciale.

Lo spiccato gusto di pepe bianco che lo contraddistingue si abbina in modo spettacolare a taglieri di salumi, torte salate o frittatine da consumare a bordo piscina, magari pure al tramonto.

Noti inoltre i suoi poteri afrodisiaci che non sono che un’aggiunta per le nostre serate estive.

Uve Pelaverga – crediti foto vinidellelanghe.it

Il Dolcetto

Quest’uva, molto spesso sottovalutata, ha un’elasticità più unica che rara.

Solitamente considerata come base di vino da tavola, beverino e contadino (perfettamente rientrante quindi nei criteri elencati sopra), è in grado infatti di dar vita a vini dalla modesta struttura, dotati di buone capacità di invecchiamento.

Si tratta comunque il più delle volte di un prodotto fruttato ed estremamente vinoso, che poco ha da perdere con l’abbassamento della temperatura di servizio.

Avendo due componenti della durezza al palato molto bassi (tannino e acidità), se esaltato dal freddo rimane comunque estremamente piacevole e intrigante.

Si contraddistingue per l’alta versatilità negli abbinamenti con in cibi ma non solo, anche con umori e contesti diversi.

In particolare però, un piatto da gustare insieme ad un calice di Dolcetto sono i localissimi plin al ragù; anche i salumi, immancabili sulle tavole piemontesi, ne tirano fuori il meglio.

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dolcetto - eventi

Uve Dolcetto – crediti foto wine-world.com

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