Magna Neta: l’Osteria Sociale si racconta

Nell’aprile del 2017, dopo due anni di progettazione, inizia il nuovo capitolo del Circolo Sportivo e Ricreativo di San Cassiano ad Alba, nelle mani del Consorzio Sinergie Sociali.

L’idea è ottima, il team motivato, e come è giusto che sia i fondi arrivano.

La Fondazione CRC, tramite il bando Cantiere Nuovo Welfare, riconosce il loro potenziale e sceglie di supportarli con una somma ingente, dedicata alla realizzazione di quello che a quel tempo sembra un progetto tutto sommato fattibile.

Il primo anno di attività è tuttavia un anno di ridimensionamento, in cui la struttura si mostra per ciò che è: uno spazio pieno di storia e trascorsi, che per rimettersi in gioco ha però bisogno di una quasi completa ristrutturazione.

Solo a settembre 2017 si arriva alla fine dei lavori con l’inaugurazione del fulcro del progetto, l’Osteria Sociale Magna Neta, una realtà in cui soggetti deboli e con disabilità possono trovare un’occupazione lavorativa concreta.

Magna Neta?

Il perchè del nome è la prima domanda che mi nasce spontanea parlando con Giulia Ferrero, coordinatrice dell’osteria.

Immagino la difficoltà nel definirsi in poche parole, con un progetto così ampio e importante alle spalle.

E la risposta non fa una piega: Magna indica la classica zia che tutti abbiamo, quella non maritata che ci ingozza di cibo incredibile la domenica perchè è il suo modo di dare affetto.

Neta è l’abbreviazione di Antonietta.

Lo staff dell’Osteria Magna Neta al lavoro

Questo un po’ il messaggio che vogliono dare lei e lo chef Ivo Bruno con la scelta di cibo casalingo e di alta qualità: una convivialità quasi famigliare in cui ragazzi disabili di ogni età e formazione possano far parte di una comunità, imparare un lavoro, con il supporto di operatori sociali.

Il tutto attraverso il linguaggio del cibo, ma anche di sport, arte e svago: ecco quindi i corsi di tennis per persone con disabilità, i laboratori di scultura e serate a tema dedicate alla musica e alla danza.

Il team si racconta

Sediamo a uno dei piccoli tavoli di metallo del bar, parlando del perché e del come questa giovane ragazza, di appena 24 anni, si sia trovata coinvolta nel progetto.

Dapprima bagnina del circolo, si è fatta strada nelle varie mansioni spinta dal suo amore per l’ordine.

C’era sempre qualcosa da fare, in ogni punto in cui guardavo. Mi sembrava tutto in disordine e ho iniziato a risistemare qui, pulire lì, fino a trovarmi coordinatrice di sala. È un lavoro di grande responsabilità, ma mi permette di passare tanto tempo con i ragazzi, cosa fondamentale per me.

Con queste parole si unisce a noi Lorenzo Cane, presidente dell’associazione Liberamente Sportivi nonchè educatore da più di 10 anni.

La piscina del Circolo Sportivo di San Cassiano

Lui, in passato docente di un corso prelavorativo per disabili alla vicina scuola professionale APRO, gestisce ora tutta la parte relativa allo sport.

È quello che ci mette l’esperienza, il sognatore concreto.

Mi porta a fare un tour dello stabilimento, per darmi un’idea della completezza delle loro strutture.

Questo è un circolo storico, nato nel ‘67 dal progetto di Don Gianolio. Per noi è importante che i trascorsi del posto trapelino, abbiamo cercato di modificare il meno possibile per mantenere la struttura originale.

Però ce n’è voluto di lavoro per mettere tutto a posto, e solo ora riusciamo a raccogliere i frutti degli investimenti di ristrutturazione. È stato un anno difficile, nessuno di noi era preparato a queste spese.

L’Orto Sociale

Mi portano a vedere l’ultimo progetto, di cui giustamente vanno molto fieri.

Si tratta dell’Orto Sociale, un piccolo angolo di verde irraggiungibile dai più ma fondamentale per i pochi eletti.

Antonio a lavoro nell’Orto Sociale

Questo spazio, dato a loro in dotazione dalla scuola, rappresenta un primo gigantesco passo verso l’obiettivo finale:

qui i ragazzi disabili che collaborano con noi possono gestire una parte di terreno, piantare gli ingredienti che poi loro stessi aiuteranno a gestire in cucina. È estremamente importante per loro sentirsi responsabili di qualcosa di concreto come un orto. Per ora i ragazzi sono solo 4, di cui due poco presenti, ma speriamo di arrivare a un gruppo di 10,

mi racconta Luca, operatore responsabile del progetto.

C’è anche una piccola serra, dove già si iniziano a raccogliere i pomodori.

Il cameriere “Antò”

Torniamo a sederci e dalla cucina esce un ragazzo coi capelli dritti verso il cielo.

Mannaggia Antò, sei ingrassato! Lui è Antonio, il primo che abbiamo assunto. Viene sempre in bicicletta, e va talmente veloce che i capelli gli stan su. Sua madre tra l’altro cucina delle torte buonissime, è per quello che prende peso.

Lui ci ride un po’ su, e poi ci spiega che da settembre diventerà culturista.

Antonio è l’unico per ora ad avere una vera e propria assunzione, e tra tutti è quello che lavora di più.

In cucina hanno visto netti miglioramenti da quando lavora lì, sta volentieri con la gente e prende i suoi compiti molto sul serio.

Si occupa di svolgere mansioni varie, sia nell’osteria che nei campi sportivi: fa il riciclaggio, il servizio ai tavoli, apparecchia e piano piano inizia ad aiutare in cucina, principalmente per spelare le verdure.

Antonio in cucina

Giulia mi porta a vedere la sala dell’osteria:

Tutti i quadri che vedi appesi sono opere dei nostri ragazzi, con un piccolo aiuto degli operatori. Sono in vendita con un’offerta minima: io, avessi spazio in casa, li comprerei tutti.

Al centro di ogni tavolo c’è una piccola statuetta di terracotta, in 9 casi su 10 raffigurante un campanile.

L’altro ragazzo che lavora qui da noi, Antonello, è un appassionato di campanili: li ritrae sempre, in ogni possibile occasione. E non sono lavori casuali, ognuno è ricco di dettagli ed è la raffigurazione esatta di un campanile della zona. Li conosce tutti a memoria.

Di talento in questo circolo ce n’è in abbondanza, equamente suddiviso tra i ragazzi e lo staff.

Antonello mentre lavora nel Bar

I traguardi futuri

Ciò che manca è invece un pubblico di età media.

Il circolo, che fino alla scorsa gestione era ACLI, attrae famiglie con bambini o persone anziane, ma di ragazzi giovani dai 20 ai 35 non ce n’è a sufficienza.

…E sono proprio loro quelli di cui abbiamo maggiormente bisogno, perché è il tipo di interazione più utile per Antonio, Antonello e gli altri ragazzi. L’integrazione sociale, la sensibilizzazione, la condivisione di tempo con gente della loro età è la cosa più importante.

Eppure, questo circolo che offre spazi per ogni tipo di sport o evento, oltre ad una piscina veramente grande, sembra non attirare l’attenzione dei giovani albesi.

Questo è il nostro principale obiettivo per il futuro, portare gente di tutte le età e creare un ambiente di serenità per chiunque.

Le carte sono in regola, non resta che giocarle e sperare di portarsi a casa la partita.

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