Arneis: gli inizi in cantina #1 – Introduzione

Quando c’era pochissima uva, scarsità di conoscenze e di mezzi tecnici.

Quando non c’erano nè mercato, nè promozione.

C’era solo grande entusiasmo e molta determinazione.

Cinque protagonisti raccontano un’epoca.

Ormai è preistoria, ma tutto iniziò in quegli anni.

Per non dimenticare.

Lorenzo Tablino

La storia dell’Arneis

Renesium, un nome simile all’Arneis compare per la prima volta nel 1478 in un documento di conti di Roero.

In realtà si riferiva a vigneti nel comune di Canale.

Il nome evolve e nel 1810 compare “Arneis” in un inventario dei vini della cantina del castello di Monticello, sempre appartenente ai conti di Roero.

In piccola quantità rispetto ad altri vini bianchi tra cui Muscatello, Malvasia bianca, Bianco di corte, Bianco ordinario.

L’Arneis in quel periodo era vinificato dolce.

Nell’ottocento l’uva bianca di maggiore rilievo tra i filari del Roero era la Favorita di Corneliano.

Presente anche a Vezza in buona quantità spinge il parroco Don Vigolungo a creare una Cantina Sociale Cattolica per produrre vino da messa dolce a base di favorita.

Eravamo nel 1901.

Stando a testimonianze di anziani enologi la favorita negli anni ‘20 – ‘30 del secolo scorso era anche vinificata dalle cantine Cinzano per produrre vini base spumante.

Ma sono anni molto difficili per il mondo rurale piemontese.

L’arrivo della filossera, la crisi economica, la seconda guerra mondiale non facilitano di certo la viticoltura del Roero.

Dell’Arneis gradualmente sembrano perdersi le tracce; tanto vero che sino alla fine degli anni sessanta del novecento non risulta nei cataloghi di mostre o esposizioni, tantomeno nei listini delle cantine di Alba, Langa e Roero.

Eppure si producevano vini bianchi nell’albese sin dall’ottocento.

Le grandi cantine del nostro territorio: Cinzano, Calissano, Fontanafredda, Coppa, Marenco applicavano pratiche e processi di cantina per produzione di vini bianchi per base spumante.

Utilizzando innanzitutto uva moscato, ma anche pinot bianco, nero e grigio e rari carichi di chardonnay o cortese, spesso giunti dall’Alessadrino e dall’Oltrepo’ Pavese.

Ma tra le uve non c’era l’Arneis.

C’erano pochi filari nei vigneti di nebbiolo ed era considerata comunque un’uva da tavola.

Il vero inizio

La storia del vino Arneis, nell’attuale tipologia che otterrà il riconoscimento DOC nel 1989, inizia verso gli anni sessanta del secolo scorso.

È un periodo di forti cambiamenti e grandi innovazioni per il settore vitivinicolo nazionale: cambia la legislazione, arrivano le prime DOC, nelle cantine entrano varie tecnologie, nei media compaiono i primi articoli in tema “vigna – vino – contorni”.

Proprio in quel contesto inizia la vera storia del vino Arneis.

Cinque pionieri, tra grandi difficoltà, molte incognite e pochissimi strumenti tecnici iniziano con entusiasmo a vinificare e imbottigliare questo nuovo vino bianco.

Ovviamente non c’era mercato, figuriamoci l’immagine.

C’era tutto da costruire.

Ma finalmente qualche coraggioso stava iniziando (nota 1).

Note dell’autore

(nota 1) Per l’introduzione ho consultato: L. Bertello – Un mondo chiamato Arneis – Sori edizioni – Piobesi d Alba- 1999.

Tutti gli articoli della serie “Arneis: gli inizi in cantina”

Arneis: gli inizi in cantina #2 – Alfredo Currado

Arneis: gli inizi in cantina #3 – Umberto Ambrois

Arneis: gli inizi in cantina #4 – Sergio Battaglino e Bruno Giacosa

Arneis: gli inizi in cantina #5 – Giovanni Negro

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *