Bruno Giacosa

Un omaggio a Bruno Giacosa

Quando verrà scritta una nuova storia dei vini albesi non si potrà far meno di parlare di Bruno Giacosa, uno dei padri del vino Piemontese, uno degli ultimi “grandi vecchi” di Langa.

Un doveroso tributo a chi ha dedicato tutta la sua esistenza alla promozione e valorizzazione del Barbaresco e degli altri vini di Langa. Unitamente al terroir di origine.

E’ mancato il 22 gennaio scorso all’età di 88 anni.

Bruno Giacosa, sin da giovane, seguì le orme paterne nella piccola cantina familiare.

Nel 1967 iniziò a imbottigliare il Barbaresco, contribuendo in modo determinate alla sua fama. Per decenni affiancò questa attività a quella di acquirente di uve per le cantine Fontanafredda.

Chi scrive, l’ha accompagnato in varie occasioni tra i cru di Ovello, Gallina, Asili, Rombone. Vigne di alto profilo, tra paesaggi mozzafiato e grappoli di nebbiolo dagli acini color velluto bleu.

I suoi carichi di uva nebbioli, erano sempre ammirati dagli enologi e dai cantinieri di Fontanafredda. Se non altro per le alte gradazioni zuccherine.

Intuì, tra i primi produttori in Langa, che era necessario valorizzare i singoli vigneti, ai fini della crescita dell’immagine e del prestigio.

Riportò in etichetta “Asili” e “Vigna Rionda”. Oggi queste etichette sono nel “gothamondiale del vino: ricercate da appassionati e collezionisti raggiungono quotazioni altissime nelle grandi aste internazionali.

La sua filosofia produttiva, in vigna e in cantina, era improntata al massimo rigore e al concetto del terroir: potature limitate, basse rese, cimature controllate, lunghe macerazioni in serbatoi di acciaio, utilizzo di grandi botti di rovere francese, affinamento in bottiglia.

Bruno Giacosa, aveva un carattere schivo, mantenendo sempre un basso profilo. Ma si creava subito empatia con l’interlocutore. Grande la sua capacità nell’assaggio, mai ostentata con alcuno.

Rari i contatti con i giornalisti, ancor meno i viaggi internazionali e la presenza a fiere e manifestazioni promozionali.

Lo salutiamo con profonda gratitudine, insieme agli altri grandi patriarchi di Langa che ci hanno lasciato. Aldo Conterno, Bartolo Mascarello, Quinto Chionetti, Domenico Clerico e Mario Barbero.

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